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Home > Speciale G8 - Summit 2009 > News
» 2009-07-06 09:13
Giappone, svolta verde su economia ed emissioni co2
(di Antonio Fatiguso)

 Il summit G8 di L'Aquila sarà "una tappa importante" per coinvolgere i principali Paesi emittenti di gas responsabili dell'effetto serra, a partire da Cina e Usa, in vista del protocollo post-Kyoto e di nuove linee di sviluppo e crescita "improntate alla green economy". Il Giappone "é positivo" sulle prospettive di "accordo di principio" in Italia e di uno schema condiviso che porti dopo la conferenza di New York (settembre) sotto l'iniziativa Onu a quella di Copenhagen (dicembre), convocata per ratificare il protocollo post-Kyoto: per centrare questo primo obiettivo, G8 e Paesi sviluppati "devono prendere la leadership" e fare di più. I tempi sono ristretti, ma "c'é consapevolezza che i punti su cui lavorare sono ben chiari", anche con il sostegno del presidente Barack Obama. Nel suo ufficio al quinto piano della sede del ministero degli Esteri, Yoichi Suzuki, direttore generale della divisione agli Affari economici, spiega la visione nipponica della 'green revolution' e osserva che "la riduzione delle emissioni di gas é ormai accettata a livello globale, un problema che coinvolge tutti". Al summit G8, la presenza di "India, Cina e Brasile, per esempio, è molto importante dal punto di vista giapponese perché tutti questi Paesi si impegnino a tagliare le emissioni trovando uno spirito collettivo tra tutti i leader". Suzuki, ha partecipato ai meeting di preparazione della tre giorni di L'Aquila, nella delegazione nipponica guidata dallo sherpa Yoichi Otabe, seguendo le questioni economico-ambientali.

"Quanto alla possibilità di riprendersi dall'attuale crisi economica, è importante - continua, illustrando il secondo punto dell'azione diplomatica di Tokyo - che il G8 metta enfasi sulla crescita verde, investendo risorse per una low carbon society. Questo vuol dire che i governi devono essere sicuri che i soldi spesi vadano nelle aree dove si contribuisce attivamente alla riduzione dei gas". Terzo punto, inoltre, è il sostegno alle economie più piccole e in via di sviluppo, "quelle più vulnerabili di fronte ad eventi catastrofici legati al clima". Nell'ambito del Club degli Otto Grandi, sono tre i passaggi in successione: "cosa facciamo nel G8, come aiutiamo le economie emergenti e come sosteniamo i Paesi più deboli". Introdurre tecnologie energeticamente efficienti, puntare su energie rinnovabili, lanciare fondi per i Paesi in via di sviluppo ("l'Italia sta promuovendo l'idea di partnership private") sono le vie indispensabili da seguire. L'obiettivo del taglio dei gas dell'80% al 2050 è possibile: lo scorso anno, "al G8 di Toyako (Hokkaido) il 50% era un punto partenza. I Paesi emergenti devono pure associarsi e quelli sviluppati devono fare ancora di più". "Il summit G8 è organizzato molto bene", aggiunge Suzuki.

"Nel primo giorno gli Otto Grandi si riuniscono per decidere come muoversi; nel secondo è la volta del G8, più Cina, India, Brasile, Sudafrica, Messico ed Egitto, mentre nel pomeriggio altri Paesi, come Australia e Corea del Sud, si uniranno su questioni come il clima. Il terzo è la volta dell'Africa e di problemi come acqua e sicurezza alimentare". Come dire, il G8, che dovrà fare il punto sulle misure economiche e monetarie anti-crisi, sulla lotta al protezionismo e sul rafforzamento delle istituzioni finanziarie interne e internazionali, non può fare tutto da solo: si parte dagli Otto e poi "ci si allarga ad altri Paesi".