ROMA - Doveva essere un'intervista a Ferruccio de Bortoli, allora direttore del Corriere della sera, sull'11 settembre ma divenne il primo scritto di Oriana Fallaci dieci anni dopo 'Inshallah' e soprattutto, dice ora De Bortoli, "un atto d'amore per quello che noi occidentali siamo, piuttosto che una posizione ostile verso gli altri". De Bortoli, oggi direttore del Sole 24 Ore, racconta come nacque 'La rabbia e l'orgogliò, pubblicato sul Corriere della sera il 29 settembre 2001, e ammette che "l'incredibile successo del libro era difficile prevederlo, ma eravamo sicuri che avrebbe fatto discutere, tanto che offrimmo un'anticipazione al Tg5 di Mentana". De Bortoli ricorda i colloqui avuti a New York con Fallaci per convincerla a trasformare l'idea dell' intervista in uno scritto ("e infatti il brano inizia con 'mi chiedi di...'"): "lei lo scrisse più volte con scrupolo e attenzione proverbiali - sottolinea De Bortoli -. Come anche per i suoi libri, aveva un'attenzione maniacale per l'impaginazione, per la successione degli a capo per la scelta del testo da mettere in corsivo, per le foto ecc. D'altra parte il libro 'La rabbia e l' orgogliò ebbe una decina di giri di bozze...". Per il direttore del Sole 24 Ore quel lungo articolo "é stata una dimostrazione di partecipazione civile e morale, una lezione di giornalismo e di forza morale" e "segnala uno dei grandi meriti di Oriana: scuotere l'identità occidentale con toni forti e, con la sua invettiva morale, richiamare anche noi, la nostra comunità a quelli che sono i nostri compiti". Certo, ammette De Bortoli, "si può essere d'accordo o no e noi infatti ospitammo anche opinioni contrarie che a lei non piacquero (per esempio quella di Tiziano Terzani) ma anche altri opinioni a favore, come quelle di Sartori o Zincone". Per De Bortoli quello che è certo è che "lei da dato voce ad una parte del cuore occidentale, ha fatto parlare le viscere della nostra quotidianità e quelle pagine credo si debbano leggere come un atto d' amore per ciò che siamo più che come atto di ostilità verso altri". Per questo il direttore del Sole ritiene che oggi si debba rendere a Fallaci "l'omaggio per una vita trascorsa seguendo la passione per le proprie idee e il grande impegno civile. Oriana è stata una testimone partecipe e quindi una grande giornalista e una grande italiana. Quello che dobbiamo fare oggi è sfuggire la retorica che lei non amava e ricordarci che non era incasellabile in una parte politica, era solo se stessa". Quanto a lui, ribadisce di essere "orgoglioso di averla pubblicata, anzi è stato un privilegio perché sono convinto che gli scrittori debbano avere ampia libertà di scrivere qualsiasi cosa, sono loro che danno voce ai sentimenti e alle paure che altrimenti non verrebbero espresse. Grazie a lei - conclude De Bortoli - si è aperto un dibattito e sarebbe stato molto peggio se non si fosse aperto". |