FIRENZE - Oriana Fallaci ha scelto di morire a Firenze dopo aver vissuto stabilmente negli Stati Uniti per decenni. Firenze è la città che le fa conoscere la vita pubblica fin da bambina, negli anni del Fascismo. Lei stessa ha raccontato più volte di quando, adolescente, assiste all' incontro di Hitler e Mussolini avvenuto nel 1938 descrivendo il clima di quella visita in libri e interviste. I sommovimenti provocati dalla dittatura e dalla guerra non la lasciano indifferente, lei che proviene da una famiglia liberale che può, tra l' altro, vantare un avo che ha partecipato al Risorgimento. Così, ancora studentessa al ginnasio, aiuta il padre Edoardo - che fu anche catturato e torturato per la sua attività clandestina di opposizione al regime - a distribuire giornali antifascisti. Poi, quando la città viene occupata dalle truppe naziste nelle vicende del secondo conflitto mondiale, si prodiga come staffetta partigiana nelle formazioni di Giustizia e Libertà . Nei giorni della Liberazione di Firenze (11-13 agosto 1944), si evince dai suoi racconti, Oriana Fallaci trasportava munizioni da una parte all' altra dell' Arno attraversando il fiume nel punto di secca dal momento che i ponti erano stati distrutti dai tedeschi e rischiando la vita sotto gli spari dei cecchini. L' Esercito italiano le assegnò un riconoscimento d' onore per il suo attivismo. Nel dopoguerra Oriana Fallaci completa il liceo al 'Galileo' di Firenze e poi si iscrive alla facoltà di medicina che lasciò presto per dedicarsi al giornalismo. Comincia a scrivere per "Il Mattino dell' Italia centrale" ma velocemente si trasferisce a Milano dove passa al settimanale "Epoca" di Mondadori e, non ancora trentenne, all' "Europeo", prima come inviato speciale e poi corrispondente dagli Stati Uniti. Anche se non vive più nella città di origine, la cultura e l' ambiente fiorentino di primo '900 che Oriana Fallaci aveva assorbito da giovanissima rimangono un bagaglio imprescindibile che traspare dai suoi scritti per lessico, scansione delle argomentazioni, pervicacia con cui indaga concetti, personaggi, situazioni. Anche da questo - e lei lo sottolineava - nascono i suoi reportages documentati di inviata scritti da tutti i punti caldi del mondo degli anni '60 e '70, dal Vietnam al Medio Oriente. Benche' distante, i legami con la città riaffioravano ovunque nel suo back-ground culturale. La produzione di libri, tutti editi da Rizzoli, è intensa fino a tutti gli anni '80. Poi giungono gli anni in cui Oriana Fallaci si defila. E' aggredita dalla malattia che la spinge a condurre una vita ritirata. Alterna la residenza nella sua casa newyorchese ai periodici e consueti soggiorni a Firenze cui si era abituata fin da giovane. Finché, proprio dall' America, non decide di tornare sulla scena del dibattito pubblico dopo gli attentati dell' 11 settembre. Impegna la sua verve polemica nella condanna del filoislamismo, dell' antioccidentalismo, del falso pacifismo. Prende la difesa dei valori occidentali che considera minacciati dal terrorismo e dalla cultura islamica. Si definisce ateo-cristiana, correggendo una visione laica che l'aveva sempre contraddistinta. Incontra Papa Benedetto XVI. E' un impegno vasto che la coinvolge appieno e che si traduce in articoli e 'pamphlet' che riscuotono un grosso successo editoriale. In questo nuovo agone, le invettive di Oriana Fallaci finiscono per coinvolgere anche personaggi e vicende fiorentine e toscane, che lei evoca a parametri e come riflessi concreti di una deriva generale delle coscienze dell' Occidente. Così accade, su questa scia, nel 2002, quando Oriana Fallaci si schiera contro la realizzazione del Global Social Forum tenutosi a Firenze. Successivamente prenderà posizione contro la costruzione di una moschea decisa a Colle Val d' Elsa, in provincia di Siena minacciando - provocazione di pochi mesi fa - di farla saltare in aria con lo stesso esplosivo da cava usato dagli anarchici. Nei suoi ultimi libri, nella trilogia partita con "La Rabbia e l' orgoglio", non mancherà di criticare gli amministratori pubblici fiorentini per i fenomeni di degrado della città . Da New York alza la voce anche su queste vicende miscelandole alle questioni globali. In Italia e a Firenze continua a tornare, con sempre maggiore discrezione. Per lei viene decisa una scorta. Perfino la casa avita di Greve in Chianti, al centro di un podere aggraziato da terrazzamenti del '700, deve essere protetta. |