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PENTAGONO: OGGI PRONTI AD ABBATTERE AEREI

I membri di un ristretto nucleo di americani, i cui nomi sono top secret, si addestrano da anni a dare un ordine che nessuno di loro spera di dover pronunciare: quello di abbattere in volo un aereo di linea. Almeno uno di loro è sempre pronto, 24 ore su 24, a prendere nel giro di pochi minuti una decisione che può costare centinaia di vite umane, per salvarne migliaia e impedire un nuovo 11 settembre.

"Se in qualche modo i terroristi riuscissero oggi a impadronirsi di un aereo, è altamente improbabile che riescano a farlo volare fino al loro obiettivo": parola di Paul McHale, sottosegretario alla Difesa Usa, l'uomo che al Pentagono ha la responsabilità di guidare l'intero apparato della sicurezza nazionale militare messo in piedi dopo l'attacco di 5 anni fa. "In questo preciso momento, mentre parliamo, c'é un intero apparato militare che non esisteva l'11 settembre, che oggi è pronto a entrare in azione per uno scenario del genere", spiega McHale all'Ansa, seduto in una saletta del Pentagono che dista meno di 50 metri dall'ala dell'edificio che cinque anni fa fu distrutta dall'impatto del volo American 77, dirottato dai terroristi di Al Qaida.

La realtà che descrive McHale racconta gli sforzi enormi compiuti dal Pentagono sul fronte della sicurezza, dopo essersi scoperto nel 2001 completamente impreparato di fronte all'uso di un aereo di linea come arma di distruzione di massa. La stessa figura del sottosegretario alla Difesa per la sicurezza nazionale non esisteva cinque anni fa, perché l'apparato militare era ancora strutturato sul modello della Guerra Fredda e concentrato su come combattere all'estero. Oggi i caccia americani sono in stato d'allerta permanente per intervenire all'interno degli Usa ed esistono unità militari esclusivamente addestrate per dedicarsi alla sicurezza interna. "Abbiamo capacità di cui prima non disponevamo - dice McHale - semplicemente perché non sapevamo di averne bisogno.

 Per esempio, siamo pronti a schierarci a difesa di infrastrutture critiche, come una centrale nucleare, nel caso di un attacco da parte di Al Qaida o altri gruppi terroristici". I cieli restano una delle principali preoccupazioni, ma il Pentagono è convinto che uno scenario stile 11 settembre sia oggi impensabile. "Abbiamo introdotto una serie di barriere - spiega il vice di Donald Rumsfeld - per impedire che terroristi riescano a compiere un gesto del genere. Disponiamo di un apparato d'intelligence assai migliore di 5 anni fa, maggiori controlli agli imbarchi, 'sceriffi dei cieli' presenti su aerei nazionali e internazionali, cabine di pilotaggio con le porte blindate e abbiamo migliorato in modo enorme le comunicazioni tra FAA (l'ente civile per il volo, ndr) e NORAD (il comando militare che controlla i cieli del Nord America, ndr)".

Se però i terroristi riuscissero a superare tutte le barriere e a mettersi di nuovo ai comandi di un jet di linea, scatterebbe una procedura da brividi, che McHale descrive fino al punto dove può spingersi senza violare informazioni classificate. "Un vasto numero di caccia, in varie basi aeree in tutto il paese, sono pronti a levarsi in volo all'istante per intercettare un aereo che risulta dirottato. Il pilota del caccia inizialmente compie un controllo visivo, cioé osserva il pilota dell'aereo di linea, per determinare la situazione. Poi avvia una serie di procedure per tentare un contatto e per controllare a distanza l'aereo. Si tenta inoltre di deviare il velivolo verso aree non abitate, per minimizzare i rischi. Se l'aereo non risponde, sono previsti ulteriori avvertimenti, ma alla fine può arrivare l'ordine di abbatterlo".

 Il tono di voce di McHale, a questo punto, si fa grave. "Non posso dire chi ha l'autorità di dare l'ordine, si tratta di molteplici membri di alto livello del governo che non solo hanno questa autorità, ma si addestrano continuamente per essere pronti a esercitarla. Hanno un'altissima consapevolezza della delicatezza del loro compito e della necessità di rispettare la vita umana, ma sanno che può essere un passo necessario per salvare un numero maggiore di persone". Il presidente degli Stati Uniti, il suo vice e il capo del Pentagono sono tra le autorità che possono dare l'ordine di abbattimento, ma secondo quanto è emerso in questi anni, il potere è stato esteso anche a una serie di generali e ad altri esponenti civili del governo. Aerei a parte, la preoccupazione maggiore del Pentagono sul fronte dei rischi di attacco sul suolo americano è legata soprattutto alle armi di distruzione di massa. "Cinque anni fa - dice McHale - ci siamo accorti d'un tratto che le capacità che avevamo sviluppato per la Guerra Fredda non erano più adeguate al nuovo contesto internazionale. Abbiamo dovuto cambiare completamente paradigma. Durante il confronto con l'Unione Sovietica, non avremmo mai valutato la possibilità di un attacco contro gli Usa sotto forma di armi delle dimensioni di una fiala di materiale biologico". La lezione, sostiene McHale, è stata imparata. "Oggi abbiamo unità militari in stato di allerta pronte a far fronte allo scenario di un attacco simultaneo in molteplici località con armi di distruzione di massa. Abbiamo previsto 15 scenari catastrofici, il primo dei quali è l'esplosione di un ordigno nucleare da 10 kilotoni in un centro urbano: preghiamo che non accada mai, ma siamo pronti a far fronte al peggio".

 

 
© Copyright ANSA Tutti i diritti riservati 2006-09-08 17:25
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