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Dopo cinque anni di lutto New York risorge e la Freedom Tower non è più sola: tre nuovi grattacieli firmati da altrettanti grandi nomi dell'architettura mondiale completano lo skyline della punta sud di Manhattan sfregiato dai terroristi. La città messa in ginocchio nel 2001 da al Qaida torna dunque a proiettarsi ambiziosamente verso il futuro senza però dimenticare il passato: simbolo di questo approccio è il raggio di luce che sarà riflesso sul giardino-memoriale delle vittime dell'11 settembre dalla nuova Torre 2, disegnata dall'architetto del Millennium Bridge di Londra, Lord Norman Foster. Il tetto obliquo della Tower 2 del World Trade Center, uno dei tre edifici che assieme alla Freedom Tower di Daniel Liebeskind e David Childs rivoluzioneranno il profilo della Grande Mela, sarà infatti formato da quattro rombi di metallo riflettente, simili a quattro diamanti, che proietteranno verso il basso la luce del sole illuminando il parco dedicato all'omaggio delle vittime dell'11 settembre. La scelta di inclinare la copertura del palazzo per ottenere lo straordinario gioco di luce è solo una delle soluzioni avveniristiche che caratterizzeranno il nuovo World Trade Center. FOSTER, ROGERS E MAKI AL SERVIZIO DI NEW YORK - I progettisti dei tre grattacieli, i cui modellini definitivi sono stati presentati per la prima volta a New York, sono oltre a Foster, Lord Richard Rogers, altro maestro dell'architettura inglese e co-autore del centro Pompidou con Renzo Piano, e il giapponese Fumihiko Maki. L'edificio firmato da Foster, che ha 78 piani e raggiunge un'altezza di oltre 380 metri, è il punto più alto della spirale formata dalle tre torri intorno al giardino dedicato alle vittime di Ground Zero. La Tower 3 firmata da Rogers, la più snella del gruppo con una struttura metallica di sostegno visibile dall'esterno, ha 71 piani ed è alta più di 350 metri, mentre la Tower 4 ideata da Maki, la più asimmetrica delle tre, conta 61 piani per quasi 290 metri di altezza, ed è solcata in verticale da una rientranza che simboleggia la ferita ancora aperta causata dagli attacchi terroristici. NYT, UN QUARTETTO JAZZ - I tre grattacieli comporranno insieme alla Freedom Tower, la torre numero 1 del complesso che considerando l'antenna posta sul tetto svetterà fino all'altezza-simbolo di 1776 piedi (circa 541 metri), numero che identifica l'anno in cui gli Usa hanno conquistato l'indipendenza, quello che il quotidiano New York Times ha definito "il quartetto jazz della nuova Manhattan". Gli edifici fanno capo alla Silverstein Properties, il colosso immobiliare newyorchese che nel luglio 2001 aveva acquistato per cento anni i diritti sul World Trade Center (un complesso che comprendeva diversi grattacieli, tra i quali anche le Torri Gemelle), e l'aveva visto distrutto dagli attacchi terroristici sei settimane dopo. "Durante la fase progettuale - ha dichiarato Larry Silverstein, amministratore delegato della compagnia - abbiamo passato parecchio tempo con gli esperti del dipartimento di polizia di New York, per essere certi di costruire edifici che siano più sicuri e a prova di attentato possibile". COSTI FARAONICI, PROGETTI ANCORA SU CARTA - Le tre nuove torri del World Trade Center costeranno in tutto 7 miliardi di dollari, una cifra stratosferica che ha fatto finora restare i progetti solo sulla carta: in teoria il nuovo skyline dovrebbe diventare realtà entro il 2012, anno in cui secondo le previsioni sarà già aperto il giardino-museo dedicato alle vittime, la cui inaugurazione è fissata a settembre 2009. Ma anche quello che dovrebbe essere il nucleo spirituale dell'area rinnovata ha avuto finora una vita travagliata, tanto che a tre anni dalla prevista chiusura del cantiere mancano ancora più di 170 milioni di dollari per coprire il costo totale dell'opera che i progettisti sono riusciti a contenere intorno al mezzo miliardo di dollari dopo avere drasticamente ridimensionato il disegno iniziale. La polemica sui costi ha fatto seguito a quella sul museo che sorgerà accanto al memoriale, per il quale si era parlato di un biglietto a pagamento, facendo infuriare i parenti delle vittime. |