WASHINGTON - Sono passati cinque anni dagli attacchi terroristici dell'11 Settembre 2001 e uno dal passaggio dell'uragano Katrina su New Orleans. Ma queste due catastrofi non hanno insegnato abbastanza all'Amministrazione Bush: l'America oggi sarebbe ancora colta impreparata da un'azione terroristica con armi di distruzione di massa, specie con ordigni nucleari di varia natura. Lo denuncia uno studio di Physicians for Social Responsibility, un gruppo di scienziati impegnati nel sociale, vincitore del premio Nobel per la pace nel 1985. La ricerca, presentata Ira Helfand, Irwin Redlener e WalterTsou, tre scienziati del gruppo, mostra le conseguenze diesplosioni di bombe atomiche o di bombe 'sporche' - cioe' conmateriale radioattivo a basso potenziale - in aree densamente popolate delle principali citta' degli Stati Uniti. Gli scenari illustrati dagli scienziati sono da incubo,con ipotesi di vittime che superano il milione di morti per effetto delle esplosioni e delle ricadute radioattive. Ma di certo non dicono niente di nuovo ad un'America gia'terrorizzata dalla possibilita' di un secondo e peggiore 11/9. Gli scienziati s'interrogano, pero', su quella che sarebbe l'eventuale reazione della Casa Bianca a un simile evento, partendo da quelle che sono state le risposte all'11 Settembre e, piu' di recente, all'uragano Katrina: azioni di prevenzione inadeguate, ritardi e lentezze nei soccorsi successivi. Secondo Helfand, se ci fosse un attentato nucleare ''molte vite potrebbero essere salvate con una risposta immediata ede fficace'' da parte delle autorita'. Ma, denuncia lo scienziato, ancora oggi ''non c'e' un piano, non c'e' un'organizzazione efficace, mancano aiuti ben strutturati e le informazioni ai cittadini su come reagire a un simile attacco e' carente''. ''L'11 Settembre ha segnato il passaggio da un'era di relativo isolamento rispetto al fenomeno del terrorismo a una di rinnovata consapevolezza per gli Stati Uniti'', aggiunge Redlener. Katrina poi, ha mostrato al mondo che l'America non e' pronta per una mega catastrofe. ''L'esplosione di un'atomica o di una bomba sporca farebbe impallidire entrambi gli eventi: dobbiamo essere pronti'', conclude lo scienziato. Il compito piu' impegnativo che l'Amministrazione dovrebbe accollarsi sara', a detta di Tsou, di seguire la traccia del materiale radioattivo che puo' essere usato per realizzare gli ordigni. Helfand e' particolarmente preoccupato dalla possibilita' chei terroristi se lo procurino in Paesi come Pakistan o Russia, dove plutonio e uranio impoverito sono presenti in abbondanza e sorvegliati con misure di sicurezza inadeguate. I tre scienziati lanciano concordi un appello all'Amministrazione Bush perche' ''interrompa la dipendenza degli Stati Uniti dall'energia nucleare'', definendo le centrali atomiche come ''armi di distruzione di massa gia' comodamente piazzate'' a uso e consumo dei terroristi. ''Qualsiasi strategia'', conclude Helfand, ''potrebbe dimostrarsi inutile dinanzi alle conseguenze gravissime di un attacco atomico; ma l'assenza di un piano per il giorno dopo garantirebbe il peggior esito possibile''. |