Sako, un mln cristiani ha lasciato Iraq

"Ora una costituzione basata su eguaglianza non sulla religione"

    Dall'Iraq, la voce del Patriarca caldeo, il card. Louis Raphael Sako, lancia l'ennesima denuncia: in pochi anni un milione di cristiani ha abbandonato il Paese. Colpa della violenza, dell'estremismo, delle incitazioni all'odio. E dell'indifferenza generale.

    Cosa è accaduto sotto gli occhi del mondo, il patriarca lo spiega a Radio Vaticana Italia raccontando che "i cristiani hanno iniziato a fuggire ben prima dell'arrivo dell'Isis. Sono emigrati a causa della mancanza di sicurezza, dei continui rapimenti e dell'ingiusta confisca dei beni. A Baghdad, a Bassora, a Mosul sempre le stesse scene. Dopo l'arrivo degli estremisti islamici, il fenomeno è aumentato: i cristiani hanno avuto ancora più paura, soprattutto per i loro figli. Non c'è stata, e non c'è, una strategia per far nascere la pace, per far rispettare la vita e la dignità delle persone".

    Gioca un ruolo negativo anche la mentalità prevalente tra la popolazione? "Certamente. E' un modo di pensare strano. L'altro lo si considera un nemico, un avversario da battere. Invece dovrebbe essere un fratello. Questa è una cultura sbagliata che deve essere cambiata. Abbiamo tentato di invertire la tendenza con diversi musulmani, alcuni dei quali capi religiosi: un po' la situazione è migliorata". Ma ancora non basta, aggiunge il Patriarca, che snocciola le cifre delle case e dei terreni confiscati senza motivo ai cristiani iracheni: "Più di 23 mila.

    Sono stati presi dalle milizie ma anche da semplici persone con la motivazione che i cristiani, e anche ad esempio gli Yazidi, sono degli infedeli, ed è quindi legittimo spogliarli dei loro beni. Noi abbiamo fatto uno sforzo enorme per recuperarli, in collaborazione con il ministro della giustizia iracheno. Devo dire che prima regnava l'anarchia, oggi c'è più legge".

    Il patriarca Sako è convinto che i cristiani fuggiti nelle nazioni vicine prima o poi possano tornare. "Coloro che sono in paesi come Giordania, Libano e Turchia ed aspettano il visto è possibile che ritornino ma debbono poter rientrare nelle proprie case, trovare un lavoro. Si potrebbe aiutarli riparando le loro abitazioni e cercando di migliorare le condizioni generali di vita dell'Iraq stesso. Qualche segno di speranza c'è. Durante le feste di Natale una fatwa sciita e sunnita vietava di fare gli auguri ai cristiani. Ebbene, 4 milioni e mezzo di persone sono uscite in strada per fare gli auguri ai cristiani. Noi dobbiamo approfittare di questa apertura di una parte del mondo musulmano per far crescere la convivenza pacifica".

    Infine una riflessione va alla costituzione irachena. Sako sostiene la necessità che sia basata sull' eguaglianza della cittadinanza e non sull'appartenenza religiosa. "Tutti gli iracheni sono cittadini uguali. Non bisogna dare priorità alla religione o alle sette. L'Iraq è preparato per questo, il settarismo non è nel vero dna degli iracheni. Il settarismo è comparso dopo, con la venuta degli americani".

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