Papa: no alla guerra, tenere accesi dialogo e autocontrollo

Appello all'Angelus. "Mettiamo in pratica il nostro impegno di pace"

    Il divampare delle tensioni in campo internazionale, in particolare tra Stati Uniti e Iran dopo il blitz Usa in cui a Baghdad è stato ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani, così come l'escalation sul fronte libico, suscita l'angoscia di papa Francesco, che fa appello a "tutte le parti" ad evitare azioni che possano diventare la scintilla di una conflagrazione generalizzata. La guerra non è mai la soluzione, avverte il Pontefice "porta solo morte e distruzione", e nell'attuale contesto in cui un conflitto sembra ormai alle porte, il "dialogo" e l'"autocontrollo" sono condizioni irrinunciabili.

    Parole, quelle pronunciate oggi dal Papa all'Angelus, in cui si percepisce chiaro e forte il timore di una nuova guerra mondiale. "In tante parti del mondo si sente una terribile aria di tensione - scandisce Francesco in un'assolata Piazza San Pietro -. La guerra porta solo morte e distruzione. Chiamo tutte le parti a mantenere accesa la fiamma del dialogo e dell'autocontrollo e a scongiurare l'ombra dell'inimicizia". "Preghiamo in silenzio perché il Signore ci dia questa grazia" aggiunge quindi rivolto alla folla dei fedeli.

    Il Pontefice, in questi giorni di inizio 2020, ha già più volte battuto sul tasto della pace, e anche oggi insiste su un tema diventato quanto mai prioritario. "In questa prima domenica dell'anno rinnovo a tutti gli auguri di serenità e di pace nel Signore. Nei momenti lieti e in quelli difficili, affidiamoci a Lui, che è nostra speranza!", afferma sempre dopo la preghiera mariana. Bergoglio ricorda anche "l'impegno che ci siamo presi a capodanno, Giornata della Pace: 'La pace come cammino di speranza: dialogo, riconciliazione e conversione ecologica'. Con la grazia di Dio, potremo metterlo in pratica", è il suo invito.

    Nell'attuale quadro, il Papa non mancherà anche di muovere passi diplomatici per richiamare ciascuno al dialogo e alla responsabilità contro atti dalle conseguenze incontrollabili. Intanto anche il patriarca caldeo di Baghdad, cardinale Louis Raphael Sako, lancia a sua volta un accorato appello. "Gli iracheni sono ancora scioccati per ciò che è successo la settimana scorsa. Hanno paura che l'Iraq si trasformi in un campo di battaglia, invece di essere una nazione sovrana in grado di proteggere i suoi cittadini e le sue ricchezze", dice il presule in un messaggio pubblicato dal sito del Patriarcato.

    "In circostanze così critiche e tese, è saggio tenere un incontro in cui tutte le parti interessate siedano attorno a un tavolo per un dialogo ragionevole e civile che risparmi all'Iraq conseguenze inaspettate. Imploriamo Dio Onnipotente - aggiunge Sako - di garantire all'Iraq e alla regione una 'vita normale', pacifica, stabile e sicura, cui noi aspiriamo".

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