Vaticano con Fondazione Qatar su promozione cure palliative

Al centro simposio Accademia Vita anche salute mentale anziani

    Cure palliative e salute mentale nell'invecchiamento. Sono i due temi del simposio internazionale su "Religione ed etica medica" promosso domani e giovedì all'Augustinianum di Roma, con 250 relatori, dalla Pontificia Accademia per la Vita e dal World Innovation Summit for Health (Wish), iniziativa della Qatar Foundation. Istituzioni vaticane e musulmane, quindi, sullo stesso fronte nel trattare "due ambiti importanti per il futuro delle nostre società e non solo per l'assistenza sanitaria - ha detto mons. Vincenzo Paglia, presidente dell'Accademia per la Vita -, perché malati e anziani sono ritenuti persone che non hanno più nulla da offrire. Non sono produttivi, non servono, costituiscono un peso per le nostre società. Un atteggiamento denunciato da papa Francesco con l'efficace espressione cultura dello scarto".

    Alla conferenza stampa hanno partecipato anche Sultana Afdhal, ceo di Wish, e Kamran Abbasi, del British Medical Journal. "La Pontificia Accademia per la Vita è impegnata a promuovere una cultura delle Cure Palliative a livello della Chiesa Cattolica ovunque nel mondo - ha spiegato Paglia -. Abbiamo già realizzato vari Congressi su questo tema sia in Italia che in Europa; negli Stati Uniti con la firma di una Dichiarazione comune con la Chiesa Metodista; in Brasile, in Libano e in Qatar, dove nel gennaio 2018 ho firmato proprio con la dott.ssa Sultana Afdhal una Dichiarazione congiunta". Da non dimenticare poi il Position Paper sui temi del fine vita e delle Cure Palliative, firmato proprio in Vaticano il 28 ottobre con i rappresentanti delle tre Religioni abramitiche.

    "Abbiamo pubblicato un Libro Bianco per la Promozione e la Diffusione delle Cure Palliative nel mondo, preparato da un gruppo internazionale di esperti", ha aggiunto, e "lo stanno ricevendo le Università Cattoliche e gli Ospedali Cattolici nel mondo per poter far crescere non solo la conoscenza, ma soprattutto la pratica delle Cure Palliative". "Ci accomuna la volontà di promuovere una cultura palliativa, sia per rispondere alla tentazione che viene dall'eutanasia e dal suicidio assistito, sia soprattutto per fa maturare una cultura della cura che permetta di offrire una compagnia di amore sino al passaggio della morte", ha sottolineato Paglia.

    Al centro del simposio "due tematiche importanti per il futuro delle politiche sanitarie in tanti paesi nel mondo e non solo in Occidente. Da un lato un crescente invecchiamento della popolazione; dall'altro la diffusione di una cultura eutanasica, perché malati terminali e anziani son ritenuti da scartare in un mondo centrato su profitto ed economia. Le politiche sanitarie spesso cedono a una mentalità contabile". Invece "sappiamo bene quanto le Cure Palliative siano protagoniste del recupero di un accompagnamento integrale del malato. E sappiamo che possiamo curare, anche quando non possiamo più guarire, facendo quadrare l'attenzione alla persona con i bilanci economici". Il presidente della Pav ha evidenziato anche "un aspetto ulteriore, che riguarda un campo di frontiera molto importante": "una sezione specifica dei nostri lavori è dedicata a un ambito delicatissimo e doloroso, le Cure Palliative pediatriche. Quando la sofferenza colpisce i bambini, siamo ancora più scossi".

    Nel complesso si tratta di campi "in cui le religioni individuano una prospettiva comune: un accompagnamento che guardi alle dimensioni fisiche, emotive e spirituali, di ogni persona". "Una lettura dell'esistenza umana e della realtà che valorizzi l'esperienza religiosa consente di vedere e affermare un bene che va al di là della sola misura del calcolo - ha concluso Paglia -. Il riconoscimento della costitutiva apertura alla trascendenza della persona consente di affermare che nella vita umana, anche quando è fragile e apparentemente sconfitta dalla malattia, vi è una preziosità intangibile".

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