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Il discorso del presidente Gruppo Componenti Anfia

Mauro Ferrari, sfide e opportunita' presenti

07 maggio, 19:56
Il discorso del presidente Gruppo Componenti Anfia Il discorso del presidente Gruppo Componenti Anfia

TORINO - Buongiorno ed un grazie di cuore a tutti voi per essere intervenuti cosi' numerosi al nostro evento. Questa partecipazione cosi' ampia e' la dimostrazione di un interesse, ma anche di una fiducia, una forma di ottimismo, che tutti noi dobbiamo avere come precondizione perche' si possa pensare di uscire dal tunnel di una crisi gravissima, senza precedenti, quanto meno dal dopoguerra ad oggi. Lo stesso ottimismo che, unito a un grande impegno, ha consentito ad ANFIA di ottenere, nell'ultimo anno, buoni risultati nel suo piano di allargamento della base associativa, un obiettivo fondamentale per accrescere la rappresentativita' dell'Associazione e la sua forza di portavoce delle istanze del settore. Intendiamo continuare su questa strada e ci auguriamo che nuove aziende possano apprezzare il nostro lavoro e affiancarci in questa importante missione. L'obiettivo dell'incontro di oggi e' mantenere alta la visibilita' e l'attenzione sul nostro settore, in un periodo cosi' difficile per noi e per tutta l'economia in generale. Lo faremo riflettendo sull'evoluzione degli scenari di mercato europei ed extra-europei, ed esaminando le principali sfide che siamo chiamati ad affrontare, ma anche le opportunita' per avviare un percorso di crescita per gli anni a venire.

Vediamo come sta andando il MERCATO DEGLI AUTOVEICOLI
Questo e' il settore di destinazione della nostra componentistica, dove naturalmente la parte del leone la fa l'auto. La situazione e' pesantissima per tutti i tipi di autoveicolo: l'auto e' quella che e' andata meno peggio. Si e' ridotta del 44% dal 2007 ad oggi e del circa 20% solo dal 2011 al 2012! Dai circa 2,5 milioni di vetture del 2007, siamo scesi a 1,4 milioni nel 2012. Quantita' che non si vedeva dal lontano 1979. Da rimarcare che la Fiat, in questo periodo, ha sostanzialmente mantenuto la sua quota di mercato, che a fine 2012 si attestava al 29,6%. Certamente, pero', l'andamento del mercato italiano ha effetti importanti su di una Fiat che ha l'Italia come mercato di riferimento. Purtroppo, i primi mesi di quest'anno non ci dicono niente di buono: il primo quadrimestre e' sceso del 12,3% e per fine 2013 si prevede che la contrazione di quest'anno si attesti intorno al 10%, salvo che i recenti avvenimenti politici producano un recupero della fiducia nel secondo semestre.
Uno sguardo veloce agli altri veicoli solo per constatare come la contrazione del mercato sia stata ancora piu' marcata per le altre categorie, con effetti negativi sull'anzianita' del parco, sull'ambiente e sulla sicurezza. Il settore degli autobus e dei veicoli commerciali ha chiuso il 2012 su valori piu' che dimezzati rispetto al periodo pre-crisi, e ancora peggio e' stato per veicoli industriali pesanti, camper e rimorchi/semirimorchi, che hanno visto le vendite in Italia diminuire di oltre il 60% rispetto al 2007. Dati spaventosi che, nonostante la rilevante quota di export delle aziende di questi settori, mettono in serio pericolo la loro tenuta industriale, con il rischio di perdere interi comparti della nostra industria.
Del resto, questo e' il risultato della crisi economico-finanziaria che attanaglia il nostro Paese. Il risultato di un PIL sceso di 7,5 punti dal 2007 a fine 2012 e con un'ulteriore riduzione dell'1,5% prevista per quest'anno. Non si tratta solo di un effetto psicologico, se vediamo una disoccupazione al 12% e quella giovanile quasi al 40%! Certo che in questa situazione si cerca di mantenere l'auto che si ha, come del resto ogni altro prodotto se l'acquisto non e' indispensabile.

Vediamo ora L'ANDAMENTO DELLA PRODUZIONE. Se ci limitiamo al settore piu' importante, quello dell'auto, vediamo che il periodo 2007/2012 ha visto un calo del 56% contro un mercato interno calato del 44%. Nel 2012, rispetto al 2011, vi e' stato un ulteriore calo del 18%, che ci ha portato ad una quantita' di 400.000 vetture. Una quantita', questa, che sta rendendo la vita molto difficile a molte aziende della componentistica, a cominciare dalle piccole e medie aziende, ma anche ad alcune multinazionali che, al di sotto di una certa massa critica, non sono o non saranno piu' in grado di coprire i costi fissi delle unita' produttive localizzate nel nostro Paese.
In sostanza, dai dati 2012 vediamo come la Germania e la Spagna producano piu' o meno il doppio di quanto viene immatricolato nei loro Paesi, in Francia si copre quasi il 90% dell' immatricolato. In UK, pur in assenza di un Costruttore nazionale, si arriva a produrre oltre il 70%. In Italia, purtroppo, si produce meno del 30% dell'immatricolato, cioe' soltanto piu' o meno una vettura su quattro viene prodotta in Italia, con un trend di costante calo anche in valore assoluto delle vetture prodotte, passate da 900.000 vetture del 2007 a circa 400.000 del 2012.

Per la COMPONENTISTICA  ITALIANA, nel 2011, il fatturato e' stato di 42 mld di euro circa, con un export di 19, mld circa (pari al 45% del fatturato e in crescita del 16% sul 2010), e una bilancia commerciale di 7,3 mld, quindi superiore ai 6,8 mld del periodo pre-crisi. Per il 2012, si stima un fatturato intorno ai 37-38 mld di euro, con una contrazione tra il 10 e il 12% sul 2011. Si stima, infatti, in linea con la riduzione sia della produzione che di immatricolato delle vetture, una flessione del 20% circa del fatturato Italia, che rappresenta il 55% del totale, la flessione dell'export del 5,3%, che rappresenta il restante 45%. Il saldo della bilancia commerciale tuttavia rimane positivo anche nel 2012, visto il calo delle importazioni pari al 10%, e vale oltre 7,4 mld. Si tratta sempre di un settore molto vitale, che continua a valere circa il 3% del PIL nazionale, che investe il 2,5% in R&D consentendogli un tasso di innovazione adeguato a competere sul piano internazionale, dove altrimenti non potrebbe certo esportare oltre il 45% della sua produzione ed avere una bilancia commerciale positiva per oltre 7 miliardi!

Tutto questo nonostante la COMPETITIVITA' DEL SISTEMA PAESE continui ad essere in una situazione critica. Non ho voluto proiettare dati sulla competitivita' Paese che ormai sono noti piu' o meno a tutti. Mi sembra di sparare sulla croce rossa, se sottolineo le ragioni per cui siamo collocati, nel 2013, secondo la classifica di ''doing business'' della banca mondiale, al 73 posto su 185, dopo Rwanda (52) e Botswana (59). Del resto e' significativo che gli IDE (investimenti diretti esteri) in Italia sono all'ultimo posto in Europa, ben lontani da Germania, Francia e UK. Mi limitero' a richiamare la necessita' di diventare un Paese normale, governato in modo stabile da gente che metta l'etica al primo posto e, subito dopo, affronti con i fatti i nodi fondamentali della mancanza di competitivita' del Paese. A cominciare da una burocrazia pervasiva e bloccante, ad una macchina dello stato inefficiente e costosa oltre ogni limite tollerabile, che comporta la necessita' di imposizioni fiscali, sulle aziende e sulle persone, non compatibili con la ripresa dalla crisi, ancor prima del vero e proprio sviluppo!
 Visto il contesto quindi siamo stati bravi. Ma ecco I PUNTI SUI QUALI DOBBIAMO CONTINUARE UN PERCORSO CHE, quanto meno per cio' che dipende da noi, SIA IN GRADO DI GARANTIRE IL SUCCESSO. Se diamo per scontata, quale pre-condizione la qualita' (anche se troppo spesso scontata non e')  le tre leve fondamentali per il successo sono: R&D, dobbiamo continuare a puntare su creativita', innovazione sia di prodotto che di processo; Aggregazione, necessaria, al nostro tessuto fatto prevalentemente di PMI, per avere la struttura adeguata ad affrontare i mercati internazionali; Internazionalizzazione, quale opportunita' appunto di crescita tramite esportazione ed anche localizzazione sui mercati che lo richiedono. Localizzazione e non delocalizzazione. Ricordiamo che per rafforzare i poli produttivi e di R&D in Italia occorre sfruttare al massimo la possibilita' di esportare nei Paesi in crescita e, a un certo punto, localizzarsi, per non perdere quel mercato.

Ora un accenno ad ALCUNE DELLE AZIONI CONCRETE PIU' RECENTI DI ANFIA.
In tema di internazionalizzazione:
Missione industriale in Brasile. L'attivita', presentata con un seminario lo scorso marzo, prevede il coinvolgimento dei colleghi di SINDIPECAS (l'associazione dei componentisti auto presenti in Brasile). La missione, prevista per fine settembre/inizio ottobre ha una logica industriale e non commerciale. L'obiettivo, infatti, e' favorire l'ingresso delle aziende italiane sul mercato locale (secondo le previsioni, la produzione in Brasile tocchera' i 7 milioni di veicoli nel 2020), attraverso la collaborazione con componentisti locali di 2 e 3 livello, che hanno gia' rapporti di fornitura diretta con le principali case automobilistiche presenti sul territorio, ma hanno bisogno del contributo di partner con un elevato grado di sviluppo tecnologico.
Progetto distretto industriale in Russia. Avviato lo scorso marzo prevede, da parte di ANFIA, la raccolta di informazioni sulle principali aree industriali del paese, con un'analisi degli incentivi disponibili a livello economico, finanziario e per nuove assunzioni (naturalmente, l'aspetto principale della localizzazione e' legato alla presenza dei Car makers in alcune regioni). ANFIA, in questa fase, sta raccogliendo le adesioni delle aziende interessate, e valutando il raggiungimento di una massa critica sufficiente per un insediamento collettivo a condizioni di favore, attraverso una ''negoziazione di gruppo'' con le istituzioni locali.
In tema di innovazione:
Un paio d'anni fa abbiamo costituito il consorzio ANFIA Automotive per la promozione delle attivita' di ricerca, sviluppo e innovazione nella filiera automotive - al quale aderiscono, oltre ad ANFIA, PMI, grandi aziende e centri di ricerca - con l'obiettivo di intercettare opportunita' di finanziamento sul territorio nazionale ed europeo, ed essere incubatore di progettualita' trasversali di filiera. Ad oggi, le principali iniziative avviate dal consorzio, che conta 20 soci, sono la costituzione di un distretto trasporti e logistica avanzata in Campania, insieme ad altre aziende del settore ferroviario e della logistica, con la possibilita' di finanziare progetti di ricerca presentati dalle aziende consorziate, facendo cosi' della Campania un polo di avanguardia per l'innovazione nel nostro settore. ANFIA Automotive, inoltre, ha lavorato, insieme ad importanti partner industriali e soggetti pubblici, al costituendo cluster nazionale per la mobilita' terrestre e marittima.
Il consorzio proseguira' il suo lavoro di facilitatore per la partecipazione della societa' consortile e dei suoi soci ai prossimi bandi di Horizon 2020 - il Programma quadro UE per la ricerca e l'innovazione - e a nuove iniziative nazionali e regionali, anche in altre regioni di convergenza.
Tra le azioni di lobby portate avanti da ANFIA in questi mesi c'e' anche la richiesta di re-istituire in maniera strutturale il credito d'imposta per gli investimenti in R&D per almeno 5 anni, richiesta verso la quale il ministero dello sviluppo economico ha dimostrato un orientamento favorevole.

Ricordo, inoltre, che per rimanere competitivi e' indispensabile INVESTIRE SUL CAPITALE UMANO. Fa parte della missione di ANFIA promuovere l'aggiornamento costante delle competenze del personale e la diffusione della cultura della qualita'. ANFIA Service, la societa' di servizi di ANFIA, negli anni ha formato sui temi che interessano il settore Operations delle aziende, come la qualita', l'ambiente, il Six Sigma e la Lean production piu' di 8.000 persone, coinvolgendo piu' di 3.000 aziende. Solo nel 2012, i corsi sono stati 96, con un migliaio di partecipanti. La novita' piu' recente e' la formazione sulla nuova valutazione dei processi produttivi del gruppo Fiat, avviata con successo a fine 2012 e che ha visto una crescita di interesse gia' nel corso di questi primi mesi del 2013.

Lo scorso autunno, abbiamo proposto al Ministero dello Sviluppo Economico l'attivazione della Consulta Automotive, task force operativa partecipata da Ministeri e soggetti operanti nel settore automotive, con l'obiettivo di definire un piano strategico di medio periodo per il comparto. In Gran Bretagna, e' stata avviata, qualche anno fa, un'iniziativa analoga (l'Automotive Council), che ha portato risultati concreti per il settore, con l'attivazione di politiche industriali che hanno favorito gli investimenti esteri nel Paese e mantenuto quelli gia' esistenti. Anche in Francia, pur avendo una produzione nazionale che copre grosso modo il fabbisogno del Paese, di fronte alla crisi si e' ritenuto opportuno istituire una struttura di questo genere (la Plateforme de la Filie're Automobile). In sostanza, la Consulta dovrebbe diventare l'interlocutore privilegiato per i provvedimenti legislativi che riguardano il mondo della mobilita'.
Nel medio periodo, dovrebbe:
-Creare un ambiente competitivo, per l'attrazione di realta' estere. Dobbiamo assolutamente migliorare quel posizionamento che ci attribuisce la banca mondiale.
-Favorire la crescita dimensionale delle imprese della filiera (aggregazione di imprese) e sviluppare una Supply Chain solida, competente e competitiva.
-Sviluppare ulteriormente le roadmap tecnologiche per i veicoli a basse emissioni di CO2 (prendendo in considerazione le diverse tipologie di combustibili) allo scopo di promuovere l'Italia come Paese ideale per sviluppare nuove tecnologie.
-Costruire filiere globali (supporto all'export e internazionalizzazione).
-Promuovere l'importanza del settore automotive italiano sia presso il Governo sia verso potenziali partner globali. Il Ministero dello Sviluppo Economico ha mostrato interesse per la proposta e lo ha confermato nei primi incontri preparatori all'avvio dei lavori, cosi' come l'Ex-Presidente del Consiglio, in occasione del suo intervento all'Assemblea Pubblica ANFIA dello scorso dicembre a Roma, ci auguriamo che il Governo appena nominato dia seguito al progetto, iniziando subito a definire con noi un rapido iter per rendere operativa la Consulta.

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