Percorso:ANSA > Motori > Speciali > Salone di Tokyo, l'industria giapponese rialza la testa

Salone di Tokyo, l'industria giapponese rialza la testa

Importante presenza Nissan. Bmw tratta JV con Toyota

08 marzo, 09:58
Tokyo Motor Show Tokyo Motor Show

(di Andrea Silvuni)

TOKYO - Ad un giorno dall'apertura alla stampa dei cancelli del Big Sight, la nuova sede del Tokyo Motor Show, si allunga l'elenco delle anteprime mondiali che verranno svelate al pubblico il prossimo 2 dicembre. Un ulteriore segnale dell'importanza ritrovata di questo evento che due anni fa (con la totale assenza delle Case non giapponesi) era stato considerato in una crisi irreversibile, a tutto vantaggio dei Saloni della Corea del Sud, della Cina e dell'India. L'edizione 2011 del Tokyo Motor Show vede invece la sola assenza (forse per motivi solo politico-industriali) dei tre big di Detroit e un significativo ritorno di Audi, Bmw, Land Rover, Jaguar, Mercedes, Porsche e Volkswagen a dimostrazione che quasi tutti i grandi gruppi del "premium" credono nella ripresa dell'economia giapponese e nella potenzialità di quel mercato capace di essere ancora trainante, a fianco della Cina, nell'immediato. Non stupisce, quindi, che la Bmw abbia scelto Tokyo per far trapelare le prime indiscrezioni su un accordo con Toyota relativo a scambi di tecnologia e che Volkswagen abbia annunciato un'ulteriore prima mondiale - che sarà presentata solo il giorno 30 - a fianco della Passat Alltrack. Lo sforzo sostenuto dai costruttori locali, con la Toyota in prima linea, evidenzia invece la voglia di recuperare terreno a livello mondiale non solo nelle statistiche di vendita (purtroppo penalizzate dalle conseguenze del terremoto di marzo) ma anche nella credibilità e nella qualità. Quella nipponica è infatti sempre stata un'industria automobilistica capace di sviluppare l'innovazione e di mettere in pratica rapidamente anche le soluzioni più originali. I passi falsi in cui è incappata Toyota (con tutta una serie di richiami mondiali riguardanti anche elementi costruttivi importanti) e la perdita di "aggressività" creativa da parte di diversi altri player minori - una fra tutte, la Honda - hanno creato negli ultimi anni una situazione di difficoltà per tutto il Made in Japan che solo ora sembra aver rialzato la testa. Quando tra un giorno i riflettori si accenderanno sugli stand di Dahiatsu, Honda, Mazda, Mitusbishi, Nissan, Subaru, Suzuki e Toyota, gli addetti ai lavori prima ed il pubblico poi avranno di che sgranare gli occhi: modelli sportivi ad alte prestazioni, piccole city car a basso impatto ambientale, nuovi concetti di veicoli per il tempo libero, mezzi elettrici per la mobilità individuale di sicuro interesse, che scateneranno certamente l'interesse dei cinesi e dei coreani, obbligandoli a fare quello che i giapponesi facevano una volta nei Saloni dell'Auto occidentali: fotografare tutto e cercare di carpire i segreti dei dettagli costruttivi. Nissan, in particolare, è in questo momento sotto osservazione da parte di tutti i rivali, tanto che lo stesso numero uno dell'Alleanza Nissan Renault Carlos Ghosn presenzierà all'apertura del Tokyo Motor Show. Non solo perché l'ambiziosa operazione delle auto 100% elettriche sta cominciando a dare i primi frutti, attraverso entrambi i marchi dell'Alleanza. Ma anche perché Nissan sta lavorando con crescente successo nella JV siglata con Daimler e che porterà certamente reciproci frutti sia nei segmenti dei modelli generalisti che in quello del luxury. Ed anche se nello stand Nissan al Big Sight non ve ne sarà traccia, è certo che uno dei temi che più verrà discusso nei prossimi giorni a Tokyo è quello del nuovo progetto per una vettura low cost da destinare ai mercati emergenti. Annullato il programma che era stato sviluppato in India con la Bajaj, Nissan potrebbe adesso fare da sola, spostando però il baricentro dell'operazione verso altri mercati asiatici emergenti - come Malesia, Vietnam e Thailandia - e strizzando l'occhio anche al Giappone dove mai nessuno in precedenza ha provato a portare i valori del low cost al diffuso segmento delle K-Car, cioè delle piccole cittadine che entro determinati limiti di dimensioni (3,4 metri) e cilindrata (660 cc) godono in questo mercato di importanti agevolazioni.

 

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA