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Il diesel ha ancora un grande futuro, anche elettrizzato

Bosch ad H2R, motori ottimizzati e inseriti in sistemi ibridi

06 novembre, 16:17
Francesco Monteamaro, application director di Bosch Diesel System Francesco Monteamaro, application director di Bosch Diesel System

RIMINI - Per molti anni ancora, almeno fino al 2020, i motori a combustione interna alimentati a benzina e gasolio svolgeranno un ruolo predominante nel settore delle auto e dei veicoli commerciali leggeri rispetto ai sistemi ibridi, a quelli elettrici e ai fuel cell a idrogeno. Ma il lavoro che tutti i costruttori stanno svolgendo - con la determinante collaborazione delle aziende leader della componentistica - consentirà di migliorare l'efficienza di queste unità ed abbassare ancora le emissioni e i consumi, senza per questo penalizzare le prestazioni. Questo scenario è stato delineato a Rimini, in occasione dell'edizione 2014 di H2R, l'evento dedicato alla mobilità sostenibile e all'innovazione nell'automotive, da Francesco Monteamaro application director di Bosch Diesel System. ''I motori a combustione interna e i diesel in particolare - ha detto Monteamaro - hanno ancora grandi potenziali di crescita e potranno soddisfare ampiamente le future norme sulle emissioni.

Ma questi obiettivi potranno essere raggiunti solo nell'ambito di un sistema complessivo in cui i propulsori sono un sottosistema''.

E' il caso della elettrificazione dei futuri modelli con motore diesel: la strada verso la riduzione delle emissioni è passata attraverso i sistemi di start & stop più semplici, quelli più sofisticati che 'spengono' il motore al di sotto dei 20 km/h quando l'auto sta per fermarsi. A breve sfrutterà anche i sistemi che Bosch ha realizzato per il cosiddetto 'veleggio' da 120 fino a zero km/h - il motore, in combinazione con lo start&stop, viene spento e disconnesso dalla trasmissione quando l'auto è in fase di rallentamento - e il cosiddetto 'mini ibrido' a 48 Volt. Questa soluzione, che Bosch sta per introdurre assieme a diversi grandi costruttori, prevede la presenza nella trasmissione di un motore elettrico-generatore che svolge anche la funzione dell'avviamento. L'energia recuperata in frenata e in rallentamento viene immagazzinata in un impianto separato con batterie a 48 Volt, con potenza sufficiente per le fasi di partenza del veicolo (che diventa dunque 100% elettrica) e per il 'boost' nelle fasi di spunto. Una fase successiva - definita sHEV, strong hybrid - prevede per le stesse funzioni batterie di maggiore capacità che, in un ulteriore sviluppo, saranno anche ricaricabili dalla rete. ''Con queste ultime due configurazioni - ha precisato Monteamaro - potremo ottenere anche dai modelli di segmento alto, come le berline di 1.800-2.000 kg e i grandi Suv, emissioni in linea con i limiti che sono stati ipotizzati per il 2020, mentre il Boost Recuperation System a 48 Volt sarà sufficiente per i modelli medi, nella fascia da 1.330-1.400 kg e potenze attorno ai 170 Cv''.

Monteamaro ha anche delineato le novità che caratterizzeranno i motori diesel dei prossimi anni: ''il lavoro di ottimizzazione riguarderà tutte le componenti, con turbine migliorate negli attriti delle parti volventi e una maggiore efficienza a carico parziale. Gli impianti Common rail lavoreranno a 2.200 - 2.500 bar, ma abbiamo anche la possibilità di salire a 3.000 bar. E potremo soprattutto contare - ha specificato Monteamaro - su strategie d'iniezione con digital rate shaping (DRS) per una diversa e più accurata serie di micro-iniezioni prima e dopo quella principale, così da ridurre consumi ed emissioni, ma anche per ottimizzare la rumorosità e le vibrazioni''. 

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