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Fiat, 7 mld dlr in brasile, ma fabbriche in Italia centrali

Marchionne, in America Latina. Anfia, no decisioni per Mirafiori

08 maggio, 00:28
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TORINO - Fiat Spa e Fiat Industrial investiranno circa 7 miliardi di dollari in Brasile tra quest'anno e il 2016.

L'annuncio e' dell'amministratore delegato del gruppo, Sergio Marchionne, in un incontro con la presidente del Brasile, Dilma Rousseff, nel palazzo presidenziale di Planalto, a Brasilia. Poi vola a Cordoba, dove alla presenza della presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner inaugura il nuovo impianto di trattori Cnh, per il quale l'investimento e' di 200 milioni di dollari. In Brasile, l'operazione Fiat riguarda innovazione tecnologica, aumento della capacita' produttiva e sviluppo di nuovi prodotti: creera' 7.700 posti di lavoro nel nuovo stabilimento di Goiana piu' altri 12 mila nell'indotto, spiega il presidente di Fiat Chrysler America Latina, Cledovino Belini.

Non e' invece ancora il momento giusto per l'atteso investimento a Mirafiori. ''Gli stabilimenti italiani saranno centrali nella strategia del gruppo Fiat-Chrysler per l'Europa'', sottolinea Alfredo Altavilla, responsabile per il mercato Europa di Fiat Chrysler, che - a un convegno organizzato dall'Anfia sulla componentistica auto - ricorda la mission gia' definita per gli stabilimenti di Grugliasco, Pomigliano e Melfi, ma non dice nulla sul futuro della fabbrica torinese e di Cassino. ''Sappiamo che ci sono diverse alternative per Mirafiori, tra le quali il modello Maserati della Levante - spiega Mauro Ferrari, presidente del gruppo Componenti Anfia - ma non si puo' parlarne perche' Marchionne non ha sciolto le riserve''. Secondo Ferrari, l'investimento Fiat e' legato, come per altre aziende, a un chiarimento del quadro politico italiano perche' ''se non si chiarisce il quadro politico il produttore che vuole investire non puo' programmare a lungo termine''.

Altavilla dice che ''il Piano strategico dei prossimi anni per l'Europa, l'Africa e il Middlesbrough East e' estremamente ricco e articolato, prevede lo sviluppo di prodotti mirati per i mercati di riferimento e assegna un ruolo centrale agli stabilimenti italiani del gruppo''. Il manager Fiat definisce l'alleanza con Chrysler ''una 'best practice' per l'industria dell'auto'', dal momento che ''la storia recente dimostra che fusioni e acquisizioni nel mondo automotive non hanno di solito vita lunga e serena. Soprattutto se guardiamo gli esiti non positivi degli accordi Daimler-Chrysler, Ford-Volvo, Gm-Fiat e Volkswagen-Suzuki''. ''In tempi molto brevi - conclude Altavilla - le due aziende diventeranno un solo gruppo piu' grande, piu' solido, piu' diversificato per offerta e presenza geografica. Lo dimostra l'equilibrio del mix di vendita e la presenza complementare di Fiat e Chrysler nel mondo''.

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