Fiat: lettera a operai Melfi reintegrati, restate a casa
Appello a Napolitano; Marchionne a Corsera, art.18 resta anomalia
27 febbraio, 18:19
TORINO - La Fiat sposa la linea dura e ai tre operai di Melfi, licenziati nell'estate 2010 e reintegrati in base alla sentenza della Corte di appello di Potenza, dice in un telegramma che "non intende avvalersi delle prestazioni lavorative". Replica Lina Grosso, uno degli avvocati della Fiom: "Oggi si apre un nuovo scenario di diritto. Sarà fatto di tutto per riportare al lavoro i tre operai, anche agendo in sede penale, perché la Fiat come al solito non rispetta la sentenze". Il sindacato guidato da Maurizio Landini rivolge un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Un telegramma simile, con il quale la Fiat comunicava l'intenzione di non avvalersi delle prestazioni lavorative, fu inviato dall'azienda torinese il 21 agosto 2010, dopo il primo reintegro di Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli. Dopo il licenziamento i tre operai non sono mai più andati a lavorare sulle linee di produzione. E' polemica anche sulle dichiarazioni dell'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, che in una lunga intervista al Corriere della Sera spiega che gli stabilimenti italiani hanno "tutto per cogliere l'opportunità " di esportare negli Usa, "ma se non accadesse dovremmo ritirarci da due siti dei cinque in attività ".
Scegliere quale, afferma, sarebbe "come La scelta di Sophie, il film in cui alla fermata del treno il nazista chiede a Sophie uno dei suoi figli". Gli Usa, dice Marchionne, "hanno chiuso un certo numero di fabbriche" e questo dà la possibilità a "Messico, Canada o Europa" di soddisfare "un terzo della domanda di auto". Immediata la reazione dei sindacati, ma anche dal mondo politico, con il leader del Pd, Pierluigi Bersani, che parla di "notizie di certo non buone" da Marchionne. Per il responsabile Auto della Fiom, Giorgio Airaudo, il governo deve convocare subito la Fiat "se vuole fare l'interesse degli italiani e dell'Italia".
Anche il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella, giudica "ancora una volta preoccupanti" le dichiarazioni dell'ad della Fiat: "La scelta di Sophie, di cui parla Marchionne, sugli stabilimenti da sacrificare, è stata già fatta e si chiama Termini Imerese. In Italia non ci sono stabilimenti da chiudere perché sono tutti il fiore all'occhiello efficienza". Butta, invece, acqua sul fuoco, il numero uno della Fim, Giuseppe Farina: "Se le macchine non si venderanno è ovvio che qualche problema ci sarà , ma ci sono tutte le intenzioni di confermare gli investimenti, mantenere gli impianti e l'occupazione". L'Ugl chiede a Marchionne "di convocare i sindacati se è cambiato qualcosa", mentre per la Fismic "é la Fiom che vuole chiudere gli stabilimenti".
Nell'intervista Marchionne, che elogia Monti perché "in pochissimo tempo, ha dato al mondo l'idea di un Paese che sta svoltando, un successo incredibile", parla anche dell'articolo 18: "ce l'ha solo l'Italia. Meglio assicurare le stesse tutele ai lavoratori in uscita in modi diversi, analoghi a quelli in uso negli altri Paesi". Quanto alla Fiom "se si assume le sue responsabilità può rientrare già adesso. Ma temo che Maurizio Landini" stia facendo "una battaglia politica", mentre Susanna Camusso "forse parla troppo della Fiat e di Marchionne sui media, e troppo poco con noi".(ANSA).








