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Pavan Bernacchi: nei primi 8 mesi dell'anno l'Italia cresce del -39,6% rispetto alla media europea

Mercato auto Gennaio-Agosto: Europa +5,8%; Italia +3,5%

17 settembre, 13:52
Pavan Bernacchi: nei primi 8 mesi dell'anno l'Italia cresce del -39,6% rispetto alla media europea Pavan Bernacchi: nei primi 8 mesi dell'anno l'Italia cresce del -39,6% rispetto alla media europea

Roma, 17 settembre 2014. I dati diffusi oggi dall'ACEA indicano che Europa + Efta hanno consuntivato nei primi 8 mesi dell'anno un +5,8% sul pari periodo del 2013. Le immatricolazioni sono quindi passate da 8.165.334 del 2013 a 8.636.553 del 2014. Commenta Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto: "L'Italia nei primi 8 mesi del 2014 è cresciuta solo del 3,5%. Ossia il 39,6% in meno della media europea".

Federauto ritiene che questo sia il risultato di come la filiera dell'automotive italiana sia stata trattata dalla politica degli ultimi Governi. Per il settore automotive, che pesa il 12% del PIL e occupa 1.200.000 addetti, non solo non si sono varati incentivi ma, addirittura, si è proceduto al contrario inasprendo la tassazione. Un attacco concentrico per usare l'automobilista come Bancomat, fatto a suon di rincari di accise sui carburanti, varo del superbollo, aumenti di bollo, pedaggi autostradali, IVA, Imposta Provinciale di Trascrizione, passaggi di proprietà... E chi più ne ha più ne metta. Conclude Pavan Bernacchi: "E' oramai evidente che all'aumentare della tassazione corrisponde la compressione dei consumi e l'incremento della disoccupazione. Sottolineo ancora che per i fatturati che esprimiamo, comprimere i consumi di autoveicoli, riparazioni e manutenzioni ha un effetto devastante per l'intera economia del nostro Paese. Naturalmente dal nostro settore mancano all'appello circa 3 miliardi di tasse all'anno tra IVA e altri balzelli. Questo mi fa pensare che invece di incentivare i consumi, come sarebbe logico, a breve si alzeranno di nuovo le tasse alimentando un circolo vizioso che porterà all’aumento del circolante obsoleto e dell'inquinamento, alla diminuzione della sicurezza stradale oltre che a una maggiore disoccupazione. E il pericolo più grande, ma non l'unico, è un nuovo aumento dell'IVA".

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