Rischiò vita su barcone, studia da chef

Ibrahim 20 anni racconta la fuga da Nigeria e la sua nuova vita

(ANSA) - TERMOLI (CAMPOBASSO), 9 GEN - Lascia la Nigeria dilaniata da guerre e miseria, scampa la morte su un barcone, arriva a Termoli dove studia per diventare chef: è la storia di Ibrahim, 20 anni, ospitato da tre anni alla Casa di Kore, struttura dalla quale dovrà andare via presto per trovare una sistemazione autonoma. "Sono stato accolto e trattato come un figlio - ha dichiarato Ibrahim all'ANSA -. Ho passato dei brutti momenti, ma ora ho una nuova vita. La Casa di Kore è per me una vera famiglia. Frequento il quarto anno all'Istituto Alberghiero e punto a diventare chef". A febbraio dovrà lasciare la Casa di Kore, e trovarsi una casa e pagarsi l'affitto. "Qui ho trovato tutto: affetto, sostegno, una seconda famiglia. Non desidero lasciare la scuola, rinunciare a diventare chef. Spero che si troverà una soluzione per me". Ibrahim si è imbarcato a 16 anni dalla Libia dove ha trascorso due mesi prima di riuscire a trovare il passaggio su un barcone.
   

"In Nigeria si vive nella paura. C'è Boko Haram. I
soldati sono vicino ai confini dei paesi. Se attraversi puoi
essere ucciso. E' molto pericoloso - spiega -. Nel mio paese non
c'è nulla, non c'è lavoro. Non si riesce a vivere. Quando decidi
di uscire dal villaggio devi pagare per passare e hai il 50 per
cento di possibilità di uscire vivo".
Il ragazzo racconta la fuga dall'Africa per arrivare in
Italia. "Sono partito senza soldi, senza niente. Per strada ho
fatto tanti lavori. Passare i confini vuol dire nascondersi in
camion tra merci e sperare di restare vivi. In Libia ho lavorato
come bracciante. Lì sono molto cattivi. Picchiano con il
martello perché sei diverso, non parli l'arabo. Dormivo per
strada e non sempre riuscivo a mangiare. Poi sono riuscito a
partire. Era una barca piccola. Avevo molta paura. A quel punto,
però, non puoi tornare a casa e non puoi restare in Libia perché
lì è ancora più pericoloso. Siamo salpati di notte. Sono morte
diverse persone durante la traversata. E' molto dura, troppo.
C'erano molti bambini che piangevano, tanta disperazione.
All'alba ci ha avvicinato una nave tedesca. Quando l'ho vista,
ho detto: sono salvo".

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