Genova: ferito, vivo grazie al pensiero di mio figlio
In acqua sotto le macerie, 'intorno tutto si e' accartocciato'
08 maggio, 23:42(di Paolo Mori e Laura Nicastro) (ANSA) - GENOVA, 8 MAG - C'é anche una storia che sa di miracolo tra i lutti che segnano l'incidente al porto di Genova, dove il cargo Jolly Nero della compagnia Messina ha abbattuto la torre di controllo. E' quella di Gabriele Russo, 32 anni, di Messina, militare della guardia costiera. Nel crollo della torre é finito in mare insieme alle macerie.
"In quei secondi ho pensato a mio figlio: mi sono chiesto 'lo rivedro?' e il desiderio di stare ancora con lui mi ha dato la forza per lottare e riemergere. Sapete ha solo 7 mesi".
Parla a fatica il militare: gli fa male la mascella, ha il naso rotto, una spalla immobilizzata, ha dovuto superare un principio di ipotermia. E si blocca quando pensa a quello che ha vissuto.
"E' stato un miracolo" ripete insieme alla moglie, Sonia, al suo fianco da ieri sera. L'uomo è ricoverato nel reparto di ortopedia dell'ospedale Villa Scassi di Sampierdarena. Nella stanza c'é un via vai di medici, ma soprattutto colleghi. Si affacciano, lo salutano. E Gabriele chiede degli altri. Nessuno ha avuto ancora il coraggio di dirgli che ci sono dei morti.
"E' successo tutto in un attimo: abbiamo sentito un boato fortissimo e tutto si è accartocciato intorno a noi. Sentivo rumore di ferro e cemento, mentre precipitavo. Poi mi sono trovato in mare".
Il militare stava iniziando il turno di lavoro: quando la Jolly Nero si è schiantata contro la torre, lui era in ascensore. "Mentre precipitavamo - continua - ho avuto il tempo di pensare: ma è vero? Ma sta davvero crollando tutto? Ho visto la morte in faccia, non pensavo che ce l'avrei fatta. Non mi sembrava vero che stesse crollando tutto".
Gabriele è stato soccorso in acqua, aggrappato a una delle travi precipitate in mare. "Ho visto una barca di legno, con tre uomini a bordo e mi hanno preso. Quando sono stato sbalzato in mare, sono stato ricoperto dalle travi. Mentre ero sotto sentivo le forze che venivamo meno, mi sentivo morire. Ma poi ho visto la superficie e ho ho capito che ce l'avrei fatta".
Russo ha saputo che era stata la nave ad abbattere la torre solo in ospedale. Lo ha scoperto da medici e infermieri. La moglie lo ha saputo dalla tv.
"Avevo la tv accesa e ho sentito la notizia. Ho subito pensato che lì c'era mio marito. Mi sono sentita morire, ma ho avuto la forza di chiamare i suoi colleghi. Loro mi hanno subito tranquillizzata dicendomi che si era salvato. Sono corsa qui: era immenso il desiderio di abbracciarlo". Nel padiglione accanto, c'é Giorgio Meo, 35 anni, di Taranto anche lui della Capitaneria di porto. E' nel reparto di Terapia sub-intensiva. Anche lui ha avuto il tempo soltanto di sentire un boato fortissimo. "Ho sentito un rumore forte. Non ho capito subito cosa fosse. Ho pensato al terremoto. Poi mi sono ritrovato sotto le macerie e riuscivo a vedere solo il cielo sopra di me". Gabriele ne avrà per trenta giorni. Scoprirà dei morti. Ma ora pensa al suo bambino che gli ha dato la forza per riemergere dalla tragedia.(ANSA).










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