Genova:armatore, colpa rimorchiatori. La replica, falso
'Dalla Jolly nessun allarme'. Messina, non hanno tenuto la nave
11 maggio, 11:13(di Alessandro Carlevaro e Paolo Mori) (ANSA) - GENOVA, 11 MAG - Mentre in porto e' stato recuperato il corpo dell'ottava vittima, il maresciallo Francesco Cetrola, 38 anni, di Salerno, rompe il silenzio il Gruppo Messina, proprietario della Jolly Nero, il cargo che si è schiantato contro la torre piloti del porto di Genova causando otto morti, un disperso e quattro feriti. Vuol dire la sua verità. Altrettanto fa la Rimorciatori Riuniti. E sono versioni contrapposte.
Messina lo fa in modo netto, dopo aver ascoltato e letto "gravi inesattezze e illazioni nei confronti della società". Il board del Gruppo punta il dito sui rimorchiatori.
"Quello che non riusciamo davvero ad accettare è che i due rimorchiatori, anche ammesso che la macchina della nave fosse ferma nella fase di evoluzione, in quelle condizioni meteo-marine ottimali, non siano stati in grado di tenere una nave di medie dimensioni, come la Jolly Nero, lontana dalle banchine in un così ampio specchio acque in cui fanno la manovra navi di dimensioni ben maggiori".
L'accusa è netta, ma la Compagnia Rimorchiatori riuniti non ci sta e dice che dalla nave i mezzi "non hanno ricevuto alcuna segnalazione di allarme" in tempo utile per cercare di evitare l'incidente. Alla Compagnia risulta che quando la nave era a 150 metri dalla torre, il comandante del rimorchiatore di poppa ha iniziato a preoccuparsi per la mancanza di ordini. Quando è arrivata a 70 metri ha preso la radio e, in modo irrituale, ha gridato: "che ca... state facendo?".
In serata, con una nota ufficiale, la società Rimorchiatori Riuniti di Genova, precisa che il gruppo Messina "pare dimenticare che non è il rimorchiatore a decidere quale sia l' esecuzione della manovra. La manovra è eseguita secondo gli ordini della nave; nave che comanda la spinta e il tiro del rimorchiatore e li coordina con la sua macchina e il suo timone. E gli ordini ricevuti, condivisi o no, i nostri equipaggi quella notte li hanno eseguiti con abnegazione fino all'ultimo".
La guerra è aperta. Gruppo Messina da una parte, Compagnia rimorchiati dall'altra, entrambi intenti a difendere le rispettive professionalità. "Confermiamo che la manovra" della nave "si stava svolgendo in condizioni di piena e completa sicurezza, con condizioni meteo-marine ottime, il pilota era regolarmente a bordo della nave, i 2 rimorchiatori che il nostro comandante aveva deciso di utilizzare erano regolarmente attaccati alla nave". E i rimorchiatori replicano. "I comandanti dei nostri mezzi sono agli ordini della nave. Non sono ammesse iniziative individuali".
La notte dell'incidente l'ordine di servizio per la Jolly Nero era "l'accompagnamento e il sostegno alla manovra per l'uscita dal porto", non lo spostamento del cargo. In questo ultimo caso, viene fatto notare, la velocità di manovra verrebbe ulteriormente ridotta.
Secondo quanto risulta ai comandanti dei rimorchiatori, martedì scorso, una volta uscita dal canale a ridosso della diga foranea, la Jolly Nero ha tolto la retromarcia per compiere la manovra di evoluzione. Ma non è riuscita ad ingranare la marcia avanti. Se questo è avvenuto per una avaria improvvisa o per un difetto nelle comunicazioni tra la plancia del cargo e la sala macchina lo dovrà stabilire l'inchiesta. Ma il Gruppo Messina sottolinea che "la società ha investito moltissimo nella sicurezza e nella formazione" ed è orgogliosa di battere bandiera italiana e di avere equipaggi di nazionalità italiana. (ANSA).










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