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Incidente Genova:citta' in lutto scopre anche la rabbia

Contestazione a cerimonia ricordo vittime,operai'fateci parlare'

09 maggio, 21:33
Incidente Genova: citta' in lutto scopre anche la rabbia Incidente Genova: citta' in lutto scopre anche la rabbia

 (di Chiara Carenini) (ANSA) - GENOVA, 9 MAG - Genova in lutto, ma divisa in due. La commozione, da una parte. La rabbia, dall'altra. Un conto sono le parole del sindaco Marco Doria che in una piazza gremita parla di "un duro colpo che ha investito le vittime da una parte e il porto, cuore di questa città", un altro sono quelle urlate da alcuni operai portuali che chiedono e dicono "basta al teatrino delle istituzioni".

Genova, il giorno dopo. E' giorno di lutto cittadino che si concretizza in bandiere a mezz'asta, in un minuto di silenzio che nessuno osa interrompere, in saracinesche abbassate per un quarto d'ora, in polemiche sulla necessità di far giocare una partita. Sembra che l'appello di Doria, che invita la comunità alla "coesione" cada nella rete della rabbia di chi ha perso l'amico, il compagno di lavoro, di chi non vuole più fare le addizioni con i nomi degli operai che muoiono sul lavoro. In porto, dove questa fratellanza è prima di tutto un patto di sangue, il lutto e la commozione si mischiano col dolore in una miscela di rabbia e dolore destinata a esplodere. E così è stato. Le parole di Doria prima e del segretario della Camera del Lavoro Ivano Bosco poi non sono arrivate al cuore di molti dei lavoratori che oggi, con istituzioni, vertici della Capitaneria, delle Forze armate e studenti, si sono ritrovati a pronunciare i nomi di Daniele, Davide, Michele, Maurizio, Marco, Sergio e Giuseppe, le vittime del crollo della Torre.

Nemmeno monsignor Luigi Molinari, capo dei cappellani del lavoro che da sempre ha a cuore il porto e la sua gente, sfugge alla rabbia di un gruppo di operai portuali che chiede insistentemente di parlare. "Monsignore - gli urlano - faccia un passo indietro, faccia parlare i lavoratori". Lui, piccolo e magrissimo, pressato dalla folla parla per un minuto appena e sono parole d'amore per quella gente. Poi si fa da parte. Alla fine li abbraccerà tutti. Ed eccoli i lavoratori del porto. Nemmeno il fatto che hanno già spento il microfono li ferma. E' Sergio che legge la sua lettera, scritta in stampatello su un foglio a righe. "Siamo qui per esprimere solidarietà e vicinanza alle famiglie dei lavoratori che usciti di casa per andare a lavoro non hanno fatto ritorno, senza dimenticare i lavoratori che hanno viste le loro vite salve ma il loro corpo segnato in modo permanente". Sergio parla di "teatrino dei sindacati e delle istituzioni" e racconta che la notte della tragedia, "per non interrompere la 'sacra produttivita'' non è stato interrotto il lavoro. "Come si può fare transitare le navi mentre si dichiara uno sciopero? Mentre i soccorritori cercano i superstiti in un mare pieno di melma". Quella notte, ricordano "una nave dei divertimenti è partita, con i turisti in coperta armati di macchine fotografiche per documentare l'ennesima tragedia".

Genova, il giorno dopo, è una città che sente tutto il male di una ferita profonda, consapevole che tra dolore e rabbia ormai il confine é fragilissimo.(ANSA).

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