Incidente Genova: Merlo, Italia si interroghi sui porti
Scelta da fare e' strategica per paese, o si cresce o si muore
09 maggio, 21:45(di Luciano Clerico) (ANSA) - GENOVA, 8 MAG - O si cresce, o si muore. Il presidente dell'Autorità Portuale di Genova, Luigi Merlo, non dorme da quasi 48 ore per la disgrazia avvenuta nel 'suo' porto. Ma, nonostante la stanchezza e il dolore che si porta addosso, vuole comunque cercare di trovare elementi positivi su quanto avvenuto martedì notte al molo Giano.
E un elemento positivo c'é: "Questa tragedia ha fatto accendere i riflettori sui porti - dice -. Non spegniamoli. Quelle che per anni abbiamo posto noi addetti ai lavori, sono diventate oggi domande che si pone il sistema Paese. Cosa si fa in Italia per i porti? Sono in linea con le esigenze del mercato di oggi? Possono contribuire a far crescere l'economia?".
Tutte domande che il cosiddetto sistema-Paese ha ignorato per anni. Un incidente con morti e feriti le ha rese di colpo legittime, imponendole all'attenzione di tutti. "Sono anni che noi porti italiani urliamo nel silenzio - sottolinea Merlo -. Lo abbiamo scritto, come Assoporti, al presidente Napolitano, lo abbiamo detto al parlamento, lo abbiamo ribadito al governo: quanto tempo ancora per capire che l'economia del mare è importantissima? Quanto tempo ancora per una vera politica portuale in Italia".
Quanto accaduto a Genova è a modo suo un campanello d'allarme emblematico. Genova, nella sua struttura 'moderna' attuale, è un porto vecchio di cent'anni. Un secolo fa era all'avanguardia nel mondo in quanto a modernità. Oggi per continuare ad esserlo avrebbe bisogno di allargarsi, e non può che farlo verso il mare, spostare la sua diga di 500 metri, dragare i fondali. Un investimento strutturale da un miliardo e mezzo di euro. Per questo la scelta non è solo genovese, ma italiana.
"Se vogliamo continuare ad intercettare i grandi traffici internazionali, non tanto Genova quanto l'Italia deve interrogarsi su quale politica avere per l'economia del mare" dice Merlo. Le navi di ultima generazione che attraversano i mari del mondo arrivano fino a 20mila teus (twenty feet unit, l'unità di misura dei container). Per intercettarle, l'Italia ha bisogno di porti adeguati.
"Solo che c'é questo problema: per realizzare una nave ci vogliono due anni, per ampliare un porto non ne bastano dieci" dice Merlo. "Il problema è tutto qui. Quale politica vogliamo avere sulla portualità? Cina, India, Corea già oggi privilegiano Rotterdam, Hannover, l'Europa del nord. L'Italia ha tutto per poter intercettare questa domanda. Ma deve decidersi ad investire". Come? "Con una buona legge di riforma che dia autonomia finanziaria ai porti. Il gettito fiscale prodotto dai porti italiani è di 13 miliardi all'anno, di cui 4 solo da Genova - conclude Merlo -. Se ci lasciano il 5% di quanto versiamo sulle accise, la diga ce la finanziamo noi".(ANSA).










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