'L'antenato sotto il mare' di Pietro Spirito
Discendere e affondare dentro se stessi
14 dicembre, 00:15PIETRO SPIRITO, 'L'ANTENATO SOTTO IL MARE' (GUANDA; pp 199; euro 15). Il parallelo e' doppio e quasi semplice: all'immergersi nelle profondita' del mare corrisponde una piu' lucida introspezione; all'esaminare i relitti di navi e aerei posati sul fondo risponde la ricostruzione del puzzle del nostro passato. Forse ce n'e' un terzo: al proseguire nella lettura, piu' chiaro si fa il progetto dell'autore. Bisogna che il lettore - come fa la bella ungherese Beata - affidi la propria mano alla penna e alle pinne da esperto sommozzatore di Pietro Spirito. Discendere ne 'L'antenato sotto il mare' e' affondare dentro se stessi.
La chiave la offre l'archeologo Christopher Woodward: quando contempliamo ruderi e rovine osserviamo il nostro stesso futuro. Spirito coglie totalmente l'indicazione e si cala per decine e decine di metri a visitare, esaminare brigantini da guerra, sottomarini tascabili Molch, corazzate, navi romane, bombardieri e piroscafi alla ricerca del passato, spinto dall'esigenza di non dimenticare e dall'urgenza di assicurarsi uno ieri, tratteggiato da massacri e dalla follia della guerra. Da ieri, un senso per l'oggi.
Perfino un quarto parallelo: lo rivela il sottotitolo, ''Un viaggio lungo la frontiera sommersa''. Qual'e'? La frontiera delle acque triestine, storico crocevia di mille e mille popoli, emozioni, conquiste, culture, oppure quella sopra/sotto, presente/passato, reale/ possibile?
Lasciamoci guidare, il viaggio comincia lentamente, tra un loop e una virata d'aereo per poi, lentamente, compensare e scendere tra le rovine della piccola Atlantide che abita le profondita' del punto piu' settentrionale del Mediterraneo, il vertice dell'Adriatico. Bark, trabaccoli e schooner; batimetrie, reticolati Utm e punti d'ancoraggio, ce n'e' per tutti i gusti.
La storia dei popoli - inevitabile - si incrocia a quella del singolo, da Pietro Spirito nonno casertano morto durante un bombardamento, al Pietro Spirito nipote, triestino d' adozione.
L'onda, sottacqua, e' carezzevole, tra corridoi e cabine posati nella sabbia e abitati di fantasmi come cistoseire, laminarie e caulerpe, la morte non spaventa. Nel silenzio marino, annodati a un senso, appunto, finire e' una calma eventualita'; non c'e' bisogno di scomporsi. L'ambizione, al contrario, e' forte. Spirito vorrebbe ricucire ogni lacerazione del tempo e dello spazio, far corrispondere a ciascuna vittima il proprio assassino, a ogni accidente la relativa circostanza. Ma non e' possibile, e lo sa: ''L'unico viaggio possibile e' seguire le incerte coordinate della coscienza, lungo i limiti segnati dalla nostra quotidiana, fragile condizione di naufraghi''. Inutile, dunque, cercare ''un approdo sicuro per sempre''.










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