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Porti: 2018 banco di prova, sì alla riforma Delrio

A Forum Confcommercio appello alla politica, serve voce unitaria

11 ottobre, 15:39
Il porto di Venezia Il porto di Venezia

Su un dato sono tutti d'accordo: sui porti l'Italia si gioca una partita decisiva. Da un lato c'è la prospettiva di un possibile sviluppo logistico-marittimo in chiave globale, dall'altro la prospettiva un inevitabile declino in termini sia economici che occupazionali. Per questo la politica, qualunque sia il Governo che succederà a quello attuale, "non deve lasciar cadere quanto fatto dal ministro Delrio". Questo il messaggio uscito dal Forum Internazionale di Confcommercio e Conftrasporto, che quest'anno a Cernobbio ha posto l'accento sulla portualità italiana. "Ci auguriamo che chiunque governerà fra qualche mese questo Paese non faccia passi indietro rispetto a quanto fatto dal ministro Delrio - ha detto il presidente di Conftrasporto, Paolo Uggè a conclusione dei lavori -. Il mondo dei trasporti e della logistica, a cominciare da tutta la filiera marittima, ha bisogno di un interlocutore politico credibile". La riforma Delrio ha sbloccato una situazione stagnante, e i passi avanti fatti grazie alla riforma devono poter essere consolidati. L'Italia tutta intera ha la necessità di adeguarsi alle nuove esigenze del mercato globalizzato. A cominciare dal tema della rappresentanza delle diverse categorie. In un mondo che cambia velocemente, è tempo che tutti si pongano il problema. "Un approccio unitario all'intero sistema marittimo nel settore logistico nazionale è l'unico strumento in grado di valorizzare non solo le singole componenti ma l'intero comparto" ha sottolineato Confcommercio, che a fine lavori ha diffuso quello che ha definito il "Manifesto per una nuova politica marittima italiana e per un nuovo profilo di rappresentanza associativa". "Siamo di fronte non ad una stagione conclusiva di riforme ma ad un inizio di una possibile rivoluzione - si legge nel Manifesto, illustrato da Uggè -. La sfida dei prossimi anni riguarderà gli effetti dei cambiamenti radicali imposti dall'elaborazione da parte dei singoli Paesi europei dei piani di gestione dello spazio marittimo che dovranno essere realizzati entro il 31 marzo 2021". Il tema è stato sollevato, tra gli altri, anche dal direttore delle Relazioni Istituzionali di Msc, Luigi Merlo, e da Manfredi Lefebvre d'Ovidio in rappresentanza di Clia, l'associazione delle compagnie crocieristiche mondiali. "L'attuale rappresentanza associativa non è più adeguata per affrontare le nuove esigenze del mercato - ha detto Merlo -. E' un tema-chiave se si crede nello sviluppo della portualità italiana. Oggi c'è un tema di rappresentanza di cluster che non si misura più sul +1%, +2% dei traffici, ma sull' efficienza complessiva del sistema". E' tempo, per esempio, di rivedere l'attuale assetto di Confitarma. "Non esiste in alcun Paese al mondo - ha detto Lefebvre - che Clia non possa essere rappresentata all'interno della associazione industriale di categoria". Tanto più che tutti i Paesi europei saranno tenuti, in base a una direttiva Ue del 2014, a definire entro il 2021 il loro "Piano dello spazio marittimo". Questo comporterà una rivoluzione per tutto ciò che concerne la navigazione e più in generale le attività del mare. "Per questo dico che l'Italia dovrà gioco forza istituire il ministero del Mare" ha concluso Merlo.

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