Marò: arbitrato internazionale o soluzione giudiziaria
Le opzioni dell'italia per far valere le sue ragioni
11 marzo, 21:56(ANSA) - ROMA, 11 MAR - "Un arbitrato internazionale o una risoluzione giudiziaria". Sono queste le opzioni citate nella nota della Farnesina sul caso dei due marò che l'Italia ha per far valere le sue ragioni in sede internazionale, dopo aver "ribadito formalmente al governo indiano la propria disponibilità di giungere ad un accordo per una soluzione della controversia" tra i due Paesi.
Controversia che ruota in particolare sulla competenza giuridica del caso (italiana o indiana) e l'immunità dei due fucilieri in servizio antipirateria. Secondo l'art. 287 della Convenzione delle Nazioni Unite di Montego Bay del 1982 (Unclos), quella che regola il diritto del mare e su cui si basa la posizione italiana, uno Stato aderente é infatti, al momento della ratifica, "libero di scegliere uno o più dei seguenti mezzi per la soluzione delle controversie relative all'interpretazione o all'applicazione della presente Convenzione: a) il Tribunale internazionale per il diritto del mare; b) la Corte internazionale di giustizia; c) un tribunale arbitrale o d) un tribunale arbitrale speciale".
Nell'arbitrato internazionale, gli Stati coinvolti nominano un arbitro terzo per la soluzione della controversia in atto e si impegnano a rispettare la decisione arbitrale che è vincolante. Tra le opzioni "giudiziarie" ipotizzate dal governo italiano invece, l'Italia potrebbe ricorrere al Tribunale internazionale per il diritto del mare, con sede ad Amburgo, istituito nel 1996 proprio in base alla Convenzione di Montego Bay, cui anche l'India aderisce. Oppure alla Corte di giustizia internazionale, con sede all'Aja, alla quale uno Stato può ricorrere anche unilateralmente 'contro' un altro per dirimere una controversia.(ANSA).










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