Artico: primo storico trattato tra otto paesi
Ma resta guerra sotterranea per riserve energetiche nascoste
12 maggio, 19:16(ANSA) - MOSCA, 12 MAG - Otto Paesi, tra cui Usa e Russia, cominciano a dividersi la torta dell'Artico, una regione grande più di un sesto dei continenti. Per ora se la spartiscono nella responsabilità delle ricerche e dei soccorsi aerei e marittimi. In futuro lo faranno per l'esplorazione e lo sfruttamento di gas, petrolio e minerali, un tesoro che vale circa il 25% delle riserve mondiali non ancora conosciute e che diventera più accessibile con lo scioglimento dei ghiacci ma anche più conteso.
La firma del primo, storico trattato di cooperazione (vincolante) tra tutti i Paesi della Regione ha come scenario la Groenlandia, presenti i capi della diplomazia degli Stati membri del Consiglio dell'Artico, tra cui il segretario di Stato Usa Hillary Clinton e il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov. Il suo vice, Vladimir Titov, l'ha già definito "il primo documento pan-artico della storia". Finora gli Stati della regione non avevano firmato che accordi bilaterali o trilaterali. La Clinton, dal canto suo, ha indossato i panni ecologisti auspicando uno sviluppo economico dell'Artico "intelligente e durevole, che preservi l'ambiente e l'ecosistema".
Il ricordo del disastro Bp nel golfo del Messico é ancora fresco. Il Consiglio dell'Artico, che dal 1996 raggruppa Russia, Usa, Canada, Danimarca, Norvegia, Islanda, Finlandia e Svezia, ha discusso anche le linee guida per ammettere come osservatori permanenti Stati non artici, come la Cina, l'Italia, il Giappone, la Corea del sud e la Commissione Europea, tutti finora accolti solo come osservatori ad hoc e desiderosi di non restare tagliati fuori dalla grande corsa all'Artico.
"Cosa fare con questi confini sarà... una grande sfida per ciascun Paese su come programmare la guardia costiera, la capacità degli elicotteri e anche la presenza navale per affrontare l'aumento del traffico", ha osservato il ministro degli esteri norvegese Jonas Gahr Stoere. Già, perché cresceranno il traffico delle navi, lo scambio commerciale, l'esplorazione delle riserve di gas e petrolio. Secondo un recente studio internazionale, l'Oceano Artico potrebbe 'sghiacciarsi' in estate nel giro di 30-40 anni, mettendo in ginocchio la vita delle popolazioni indigene ma anche rendendo più accessibili le risorse energetiche nascoste. Il disgelo, legato ai mutamenti climatici, dovrebbe aumentare inoltre il livello del mare tra 0,9 e 1,6 metri entro il 2100, più velocemente quindi delle previsioni precedenti.
Lo scenario, catastrofico per gli ecologisti, potrebbe diventare una manna per soddisfare la fame di energia mondiale. Senza contare la nuova frontiera del turismo e della pesca. Ma tra gli Stati artici serpeggiano rivalità e tensioni, anche se lo scorso settembre il premier russo Vladimir Putin aveva escluso una "futura battaglia per l'Artico", dicendosi certo che "qualunque problema potrà essere risolto in uno spirito di partnership, al tavolo delle trattative e in base alle norme internazionali e al diritto".
La Russia è stata tra i primi Paesi ad iniziare la sua corsa per vedersi riconoscere dall'Onu l'appartenenza della dorsale montuosa sottomarina di Lomonosov. Nel 2007 ha piantato la sua bandiera sotto il Polo Nord e la scorsa estate ha inaugurato nell'Oceano Artico una nuova rotta per il trasporto di gas condensato e petrolio destinati ai mercati asiatici. Ora sta tentando di lanciare l'alleanza Rosneft-Bp per le esplorazioni artiche.(ANSA). (di Claudio Salvalaggio)























