Pasqua nelle Marche fra rievocazioni passione e mostre

Nel Medioevo con ‘Turba’ Cantiano, a Osimo ‘Capolavori Sibillini’

Redazione ANSA

ANCONA - Le Marche sono una regione dai forti contrasti, mare e montagna, abbazie medievali e design industriale, dialetti che sono 'lingue', e forse non c'è periodo migliore della Pasqua per cogliere la pluralità di una terra dalle molte sfaccettature. Dai toni drammatici delle rievocazioni della passione di Cristo il Venerdì Santo - 18 quelle che si tengono nei borghi più belli e antichi - all'esplosione di vitalità e sapori che contraddistingue il giorno della Resurrezione, con le sue passeggiate nel verde e le tavole vetrina di ricette che si tramandano da secoli.

Per chi ha a disposizione almeno 3-4 giorni, la prima data da segnare è il 14 aprile, quando la regione si trasforma in un teatro religioso a cielo aperto per il racconto della Passione, un momento di profonda spiritualità che coinvolge associazioni e comunità locali, ciascuna con le proprie tradizioni. Fra tutte spicca la Turba di Cantiano (Pesaro Urbino), una rievocazione che si pensa affondi le sue radici nel XIII secolo, quando la popolazione, una ''turba'' appunto, invocava in strada l'intercessione di Dio per alleviare una vita di miseria, guerre, carestie. Fra messe, canti e sfilate di tamburi, tutto il paese prende parte al processo e alla condanna di Gesù, e segue la croce fino al Calvario. Poi il Te Deum svela le tre croci vuote e abitanti e turisti tornano alla loro quotidianità.

Anche Loreto ricorda ''La Morte del Giusto'' con centinaia di figuranti in costume, mentre a Porto Recanati (Macerata) c'è 'La Bara de Notte'. Un gruppo di pescatori scalzi, gli 'sciabegatti', dal nome della rete da pesca, la 'sciabega', percorre la via crucis portando a spalla la bara, una strabiliante macchina di legno alta 5 metri. Se si fa tappa a Loreto non si può tralasciare una visita al Museo Antico Tesoro della Santa Casa, dove sono esposte nove tele di Lorenzo Lotto: ritroverete gli stessi colori delle rievocazioni della Passione, e la medesima religiosità profonda e tormentata dell'artista, 'oblato' della Santa Casa ma morto in odore di eresia nella Basilica-fortezza della Controriforma.

Da Loreto si raggiunge in pochi minuti Osimo (Ancona). A Palazzo Campana è allestita la mostra 'Capolavori Sibillini. L'arte dei luoghi feriti dal sisma'. Fino al primo ottobre si possono ammirare qui un centinaio di pale d'altare e dipinti trasferiti dai luoghi colpiti dal terremoto. In alternativa ci si può spostare a Macerata per la recentissima riapertura al pubblico di Palazzo Ricci e la sua collezione di arte italiana del Novecento, 350 opere da Pannaggi a De Chirico, o a Senigallia, che in questo periodo propone un tuffo negli anni d'oro del Futurismo, con la mostra 'Venti Futuristi'. Ascoli Piceno merita una sosta anche solo per una foto in piazza del Popolo, e perché a Pasqua riapre la Cattedrale di Sant'Emidio con il suo magnifico polittico di Carlo Crivelli. Ma se si ha più tempo a disposizione, in Pinacoteca è allestita la mostra 'Bertozzi & Casoni, Minimi Avanzi', un viaggio nel mondo delle nature morte in ceramica policroma di Giampaolo Bertozzi e Stefano Dal Monte Casoni. Per chi viene o torna a nord è d'obbligo un mini tour fra Urbino, Fano e Pesaro. Un milione di ragioni per visitare la 'città ideale', alle quali se ne aggiunge una: la mostra 'Rinascimento segreto' curata da Vittorio Sgarbi (13 aprile-3 settembre).

Il critico ha raccolto nelle tre città una settantina di opere fra dipinti, sculture e oggetti dall'inizio del Quattrocento alla metà del Cinquecento di proprietà di fondazioni bancarie e collezionisti privati. Dunque opere 'segrete'. Tutte le informazioni su eventi.turismo.marche.it e www.turismo.marche.it.

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