Garrone a Corto Dorico,le mie fiabe noir

Artigiano e pittore, maniaco del controllo. Serie tv? Perché no

''Giro tutte le scene dei miei film in successione dalla prima all'ultima, e mi concedo due settimane di lavorazione in più per cambiare quello che non mi piace''. Si è raccontato così ad Ancona il regista Matteo Garrone, intervistato dal collega Daniele Ciprì e dal pubblico nell'ambito del festival Corto Dorico, che gli ha dedicato una retrospettiva. Garrone si definisce ''un artigiano del cinema'', ossessionato dal ''controllare ogni cosa''. ''Ciò comporta oltre alla disperazione dei produttori - ha aggiunto il regista - qualche inconveniente in più legato al realismo delle scene. Così quando giravo L'Imbalsamatore, tratto da un fatto di cronaca nera realmente avvenuto, i protagonisti erano talmente agguerriti da litigare anche fuori dal set. Nella scena dello strangolamento finale, la vittima predestinata era talmente spaventata e il suo assassino così timoroso di fargli male che abbiamo dovuto chiamare lo sceneggiatore da fuori città per fargli cambiare la sequenza. Ce l'ha spedita il giorno dopo per fax''. Garrone si definisce ''un artigiano del cinema'', cui piace esplorare sempre nuovi generi, ''controllare ogni cosa e non copiare cose che gli americani e gli inglesi sanno fare meglio di noi''. ''Ma a ben vedere - ha aggiunto - tra il mio primo film, Terra di Mezzo, del 1996, e l'ultimo, Il Racconto dei Racconti di quest'anno, c'è sempre il filo rosso dell'arte figurativa derivata dalla mia formazione pittorica (si è diplomato al Liceo artistico Ripetta ndr) e l'amore per il teatro ereditata da mio padre (il critico teatrale Nico Garrone ndr), che cerco di portare in un'altra dimensione, tanto che i miei attori vengono da lì e sono talmente naturali che tutti mi chiedono se li ho presi dalla strada''. Da quest'impulso alla ricerca di nuove forme espressive nasce Terra di Mezzo (Premio speciale della Giuria al Torino Film-Festival). ''Avevo trovato una pellicola del compagno di mia madre a conservarsi in frigorifero'', racconta il regista: ''ci ho costruito tre storie di stranieri immigrati sfruttati'', di cui la prima, Silhouette su delle nigeriane che si prostituiscono nella campagna romana. ''I casellanti mi hanno preso per un protettore e i critici mi hanno dato del voyeur - ha scherzato - ma ero partito''. Da lì, passando per i film Ospiti, Estate Romana, L'Imbalsamatore, Primo Amore, Gomorra e Reality, Garrone è arrivato al Racconto dei Racconti, tratto da un libro di fiabe del Seicento di Giambattista Basile. ''Girarlo è stato frustrante - ha confessato il regista - perché con un set importante come quello e dieci milioni di budget mi era impossibile controllare la produzione, ma alla fine sono riuscito a sentirlo mio. In fondo tutti i miei film sono delle fiabe nere dove i personaggi sono prigionieri di un desiderio che si trasforma in ossessione, portandoli alla perdita della propria identità. Del resto quello di Basile è il primo libro di fiabe in Europa e non era certo scritto per i bambini, ma solo per intrattenere il lettore con racconti magici''. 
   

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