Il gip Salvini confessa i suoi pensieri

'Domenica mattina presto',le riflessioni del magistrato milanese

(ANSA) - MILANO, 20 SET - Che la giustizia, basata su norme e codici, sia in definitiva fatta dagli uomini, col loro carico di storie, felicità e dolori, lo si comprende leggendo un singolare e universale, perché pare valere per tutti, libro di uno storico magistrato milanese, il giudice Guido Salvini. Tornato gip, un tempo giudice istruttore che riaprì le indagini sulla strage di piazza Fontana e che ha seguito tante importanti inchieste, in 'Domenica mattina presto', Pendragon edizioni, ci interroga con una serie di "liste" di suoi pensieri sulla ricerca di "senso nella vita" e, allo stesso tempo, confessa parte del suo vissuto, di magistrato ma in primo luogo di uomo. Così in forma casuale si parte, un pensiero di poche righe dopo l'altro ("la forma più rudimentale di scrittura", la chiama), dalla "lista delle domande che non hanno spiegazione" passando per quella "delle cose che sei felice di aver fatto", un'altra ancora sugli "eventi di cronaca riprovevoli", per finire nel suo Palazzo con le "ipocrisie giudiziarie". C'è molto privato nelle pagine che con uno stile fulminante e immaginifico provano, però, a restituire un significato alla realtà che muta per tutti, giorno dopo giorno, vita dopo vita. Tanto buddismo sì, anche se il giudice rivendica di non avere alcuna ideologia politica o religiosa e di non appartenere ad alcun gruppo di toghe. "Che sogni sognava mia figlia quando era nel corpo di sua madre e nelle poche ore in cui ha vissuto", è il primo pensiero onirico, dolce e doloroso che apre l'elenco. C'è, poi, una madre "passata via in un fuoco di dolore irrisolto", e il figlio del giudice, detto 'Topo', a cui è dedicato lo scorrere di questo di scrivere di sé, per forza incompleto. Pare esserci uno sguardo su tutto, e così i tatuaggi visti per strada sono per Salvini "un tentativo rozzo di inchiodare la pelle", mentre il capitalismo "partito dagli opifici e dalle fabbriche sporche di carbone, ha finalmente assunto, con le sue merci, la veste di una vera religione". Non mancano, ovvio, data la sua figura, le bordate ai colleghi, con nomi e cognomi, ad esempio per quella sua indagine su Piazza Fontana da loro "prima irrisa e poi predata". E che la giustizia sia fatta dagli uomini, il giudice Salvini lo rivela alla fine, ancora una volta, parlandoci dei "magistrati 'yesmen' che scelgono sempre la sentenza più comoda".

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