Remo Bianco al Museo del Novecento

Oltre 80 opere dell'artista milanese sempre in anticipo su tempi

(ANSA) - MILANO, 4 LUG - "Io non vorrei non concludere niente per aver cercato troppo, questo è il pericolo. Più che il pericolo, direi, la mia disposizione, il mio carattere, la mia natura" confessava Remo Bianco, artista milanese sempre in anticipo sui tempi e per questo inclassificabile, cui il Museo del Novecento dedica la mostra 'Le impronte della memoria', aperta da domani al 6 ottobre.
    L'esposizione presenta oltre 80 opere dell'artista, che si formò nella Milano del boom economico. Dall'incontro con de Pisis, che lo guida verso la pittura francese, al viaggio in America che gli fa incontrare Pollock e l'Espressionismo astratto; dalla frequentazione della Galleria del Naviglio, dove si lega a Carlo e a Renato Cardazzo, a Lucio Fontana, ai giovani spazialisti e agli esponenti del movimento nucleare alla conoscenza di Pierre Restany, mentore del Nouveau Réalisme, Bianco si è trovato sempre al centro dei contesti più stimolanti degli anni 50 e 60, ma la sua è stata una vita da "ricercatore solitario".
   

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