Corruzione in giro protesi, 21 indagati

Coinvolta società protesica, medici chirurghi e di base

Sono 12 in totale i medici arrestati, tra cui tre chirurghi specialisti in ortopedia finiti in carcere e nove (sei specialisti e tre medici di base) ai domiciliari, nell'inchiesta della Procura di Monza su un presunto giro di mazzette per favorire una società fornitrice di protesi che sarebbero state anche di "bassa qualità". Stando a quanto chiarisce il procuratore Luisa Zanetti, per altri sei medici di base è stata applicata la misura cautelare della "sospensione dall'esercizio dell'attività di medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale".

Nell'inchiesta, inoltre, con al centro le accuse di associazione per delinquere, corruzione e falso, contestate a vario titolo, sono finiti in carcere anche un responsabile commerciale e un agente di zona della Ceraver, la società indagata in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti. Per un agente di commercio, invece, è stata disposta la misura dell'obbligo "di dimora nel Comune di residenza".

La "spregiudicatezza" delle intercettazioni tra due medici, Marco Valadè e Fabio Bestetti, il loro "dimostrato disinteresse per il bene primario" della "salute del paziente", assieme a una consulenza che ha rilevato "dati anomali" sul "numero di ricoveri" e sulle "reiterazioni di interventi sul medesimo paziente" sono "indizi" che impongono di "verificare" se i due si siano spinti a consumare "plurimi delitti di lesioni volontarie". Lo scrive la Procura di Monza negli atti dell'inchiesta su un giro di tangenti nella sanità.

L'indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza, ha consentito di svelare un articolato meccanismo corruttivo, ideato e realizzato dai rappresentanti di una società produttrice di protesi, con il coinvolgimento di diversi medici ortopedici, operanti in strutture sanitarie private accreditate con il S.S.N., presenti su tutto il territorio nazionale, nonché di medici di base convenzionati con il S.S.N.

In particolare, alcuni chirurghi del Policlinico di Monza per favorire la società fornitrice di protesi avrebbero moltiplicato anche il numero delle operazioni eseguite con la complicità anche di medici di base. Avrebbero agito, secondo gli inquirenti, "a discapito della salute pubblica", aumentando gli "utili" della società Ceraver e ottenendo utilità e vantaggi personali.

La "spregiudicatezza" delle intercettazioni tra due medici, Marco Valadè e Fabio Bestetti, il loro "dimostrato disinteresse per il bene primario" della "salute del paziente", assieme a una consulenza che ha rilevato "dati anomali" sul "numero di ricoveri" e sulle "reiterazioni di interventi sul medesimo paziente" sono "indizi" che impongono di "verificare" se i due si siano spinti a consumare "plurimi delitti di lesioni volontarie". Lo scrive la Procura di Monza negli atti dell'inchiesta su un giro di tangenti nella sanità.

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