Baby gang, giro 'bulli' forse più ampio

Si punta a individuare eventuali altri complici e vittime

(ANSA) - MILANO, 15 MAR - 

Potrebbe essere più ampio il giro dei bulli al centro delle indagini della Procura dei Minorenni di Milano che venerdì scorso ha portato agli arresti quattro studenti di Mortara e di Vigevano, tre di 15 anni e uno di 16, tutti italiani, accusati di essere lo 'zoccolo duro' di una baby gang che almeno dalla scorsa estate aveva preso di mira un loro coetaneo con una violenza tale da arrivare a costringerlo a subire atti sessuali pesanti. Da quanto si è saputo, in base alle foto che il gruppo aveva fatto circolare via WhatsApp, inquirenti e investigatori stanno cercando di identificare ulteriori complici che si aggiungono ai quattro già in carcere al Beccaria e agli altri otto indagati. Per questo sono stati avviati accertamenti tecnici sui cellulari sequestrati agli adolescenti e alla cerchia dei loro 'contatti'. Da qui si potrà appurare quanti erano i ragazzi che facevano davvero parte della 'banda' e se la divulgazione delle immagini delle umiliazioni e vessazioni fossero anche finite, come al momento si ipotizza, sui social network. Inoltre, è il sospetto, si sta verificando se ci siano altri episodi delle angherie e violenze non solo nei confronti del 15enne già "bersagliato" ma di altri ragazzini i quali, qualora trovassero il coraggio di raccontare quel che hanno eventualmente visto o subito, troverebbero le porte aperte degli uffici di inquirenti e investigatori e anche 'protezione' adeguata. Il pm minorile Sabrina Ditaranto, che ha chiesto e ottenuto dal gip Rosanna Calzolari le ordinanze di custodia cautelare eseguite dai carabinieri della compagnia di Vigevano, ha contestato a vario titolo reati che vanno dal concorso in violenza sessuale alla riduzione in schiavitù, dalla pornografia minorile (per la diffusione delle immagini delle loro 'imprese' tramite il servizio di messaggistica istantanea) alla violenza privata aggravata mediante lo stato di incapacità procurato alla vittima. Vittima che stamane era in classe e che, come ha spiegato la preside dell'istituto frequentato dal 15enne, "sta reagendo bene. E poi devo dire che lo stanno supportando". La dirigente scolastica, che è stata convocata in caserma dai militari, ha anche tenuto a precisare di aver coinvolto la famiglia del ragazzo bullizzato dopo che un compagno aveva mostrato a lei e agli insegnanti una di quelle foto fatte circolare, nella quale si ritraeva il ragazzino appeso a testa in giù da un ponticello e costretto a subire atti sessuali. Su questo episodio, il più odioso, il 15enne ha raccontato di una sorta di "trappola" tesa da chi, del gruppo, credeva amico e di cui si fidava e che l'ha convinto, nonostante la madre gli avesse raccomandato di stare alla larga da quella compagnia, a recarsi nel luogo dove poi ha subito la violenza. "Se avessi saputo - è il senso di quello che ha messo a verbale - che c'era il 'capo' non sarei andato perché di lui ho paura".

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