Commissari, Riva paghino due miliardi

Istanza a Tribunale, abusi di direzione e coordinamento

(ANSA) - MILANO, 22 GEN - I tre commissari dell'Ilva, in amministrazione straordinaria, hanno chiesto due miliardi di danni ai Riva, a Riva Fire e anche a Riva Forni Elettrici. Nell' istanza, depositata nei giorni scorsi al Tribunale civile di Milano, si parla di "abusi di direzione e coordinamento".

La maxi richiesta è stata avanzata dai tre commissari, Piero Gnudi, Corrado Carrubba ed Enrico Laghi, "al fine di reintegrare il patrimonio di Ilva anche (se non soprattutto) nell'interesse dei creditori concorsuali". Inoltre in questo modo si sta tentando di recuperare il miliardo e 200 milioni sequestrato ai Riva nell'ambito dell'indagine della Procura milanese per evasione fiscale e che si trova 'congelato' in Svizzera a causa di un ricorso delle due figlie di Emilio Riva, il patron del gruppo morto due anni fa. Tale somma, 'sbloccata' dal giudice Fabrizio D'Arcangelo, sarebbe dovuta servire per la bonifica ambientale dell'azienda di Taranto.

Secondo i tre commissari, gli ex soci di controllo di Ilva, "riconducibili a Riva Fire e alla famiglia Riva" nel 2012 avrebbero "ideato e attuato con lucida determinazione nell'arco di sei mesi" un disegno articolato in più fasi, attraverso un'operazione societaria, la quale "anziché accompagnare" il colosso siderurgico "nell'ormai inevitabile percorso di risanamento ambientale" l'hanno privata "delle risorse finanziarie occorrenti (...) per attuare gli ingenti investimenti" per la bonifica e per garantire la continuità del gruppo. In sostanza, il disegno degli eredi Riva sarebbe stato all'origine degli interventi della magistratura tarantina e avrebbe portato una società che quattro anni fa valeva duemila miliardi all'attuale stato di insolvenza.

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