1 maggio:Atene nega estradizione No expo

Anarchici presi a novembre dopo guerriglia a Milano

(di Igor Greganti)

Arrestati due mesi fa ad Atene su disposizione dei magistrati milanesi con l'accusa di aver fatto parte di quel "blocco nero" che ha messo a ferro e fuoco Milano il primo maggio, giorno dell'inaugurazione dell'Expo, quattro anarchici greci da oggi sono tornati liberi. Ed anzi non verranno nemmeno consegnati all'Italia, come hanno deciso i giudici della capitale greca che hanno bocciato la richiesta di estradizione, revocando anche l'unica misura cautelare che era rimasta a loro carico, l'obbligo di firma.

Da Atene, in pratica, è arrivata una decisione che in molti a Palazzo di Giustizia di Milano hanno definito "senza precedenti": è raro, infatti, che un Paese dell'Ue neghi l' estradizione di un arrestato verso un altro Paese europeo, una richiesta che viene fatta, tra l'altro, come è successo anche in questo caso, sulla base del cosiddetto 'Mae', mandato di arresto europeo. Per ora, comunque, è stato depositato soltanto il dispositivo, mentre per le motivazioni del provvedimento bisognerà attendere forse 15 o 20 giorni.

Alla base dell'ordinanza dei giudici greci, da quanto si è appreso, potrebbero esserci motivazioni che riguardano problemi o errori nella traduzione del mandato di arresto europeo, ma anche il fatto che in Grecia non è previsto il reato di devastazione e saccheggio (in Italia punito con pene fino a 15 anni di carcere) o anche ragioni relative alla fonti di prova. E in questa indagine la prova principale è la vera e propria mole di filmati acquisiti dalla Digos. Lunedì prossimo, poi, dopo la quinta ed ultima udienza, un no all'estradizione potrebbe arrivare anche per un altro greco arrestato, Alexandros Kouros, il quale, tra l'altro, stando alle indagini milanesi, sarebbe stato il più pericoloso e il più attivo del "blocco nero", composto da "almeno 300 soggetti", negli incendi e nelle devastazioni in occasione del corteo 'No Expo' e le cui immagini hanno fatto il giro del mondo.

I cinque antagonisti greci erano finiti in carcere ad Atene lo scorso 12 novembre nell'ambito dell'inchiesta del procuratore aggiunto di Milano Maurizio Romanelli e del pm Piero Basilone che aveva portato anche all'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque antagonisti milanesi (uno è ancora latitante). Dopo gli arresti, su disposizione del gip Donatella Banci Buonamici, con al centro le accuse di devastazione e incendio, resistenza a pubblico ufficiale e travisamento, il Tribunale di Atene aveva però scarcerato subito i cinque, disponendo per loro l'obbligo di firma. In seguito, il ministero della Giustizia greco aveva posto come condizione per dare il via libera all'estradizione la rassicurazione da parte dell'Italia che gli indagati avrebbero dovuto scontare l'eventuale pena definitiva nel loro Paese. E nei mesi scorsi, intanto, i cinque presunti 'black block' in un comunicato diffuso su siti antagonisti avevano chiesto al "movimento" di bloccare "con tutte le nostre forze l'estradizione in Italia". Estradizione bloccata oggi dai giudici. Lo scorso 10 dicembre, intanto, anche due dei quattro antagonisti italiani arrestati, difesi dai legali Eugenio Losco, Mauro Straini e Niccolò Vecchioni, sono stati scarcerati e hanno ottenuto i domiciliari su decisione del Tribunale del Riesame. Dopo il no alla consegna dei greci, inoltre, la Procura di Milano dovrà probabilmente separare la loro posizione nel procedimento penale da quella degli antagonisti milanesi per i quali si profila, invece, una richiesta di processo con rito immediato.(ANSA).

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