Stasi in carcere, provato e frastornato

L'ex bocconiano proclama la sua innocenza, condanna è 'ingiusta'

(di Francesca Brunati)

 "Per quel che mi è successo non sto bene, però qui sono tutti molto gentili". Dietro quella maschera fatta di "sicurezza e "cordialità" Alberto Stasi, da sabato scorso in carcere a Bollate, in realtà pare "provato" e "frastornato". Come chi ancora deve rendersi conto di quel che è accaduto e di come in un baleno la vita da un giorno all'altro sia cambiata. Lo ha descritto così Eleonora Cimbro, la parlamentare del Pd che oggi si è recata per una visita programmata da tempo nella casa di reclusione-modello alle porte di Milano e che ha avuto modo di incontrare, tra i vari detenuti, anche l'ex studente bocconiano.

Lui che l'altro ieri si è costituito, dopo che la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 16 anni di reclusione per l'omicidio dell'allora sua fidanzata Chiara Poggi, ha spiegato alla deputata, non senza un attimo di cedimento e lucciconi, che al di là di una condanna "ingiusta" perché è "innocente", tutto sommato a Bollate "mi trovo bene": lì tutti lo hanno accolto con calore. Jeans e maglietta, viso tirato, più pallido del solito, Stasi ha mostrato a Eleonora Cimbro - la stessa che si era occupata del caso di Martina Levato, la studente bocconiana già condannata a 14 anni e ancora sotto processo per le aggressioni con l'acido - la sua cella al primo reparto, la numero 315. Con lui due montenegrini, di cui uno giovane e 'palestrato' e l'altro sulla sessantina, e un italiano attorno ai 50 anni ai fornelli, intento a cucinare dei broccoletti. Una stanza con mini angolo cottura, servizi (non la doccia) e quattro letti. Quello di Alberto in centro. Un piccolo spazio ancora disadorno, nessun effetto personale: "Me li porterà mamma mercoledì - ha detto - quando verrà a trovarmi. Le ho chiesto dei libri", per trascorrere il tempo ed evitare la tv e non sapere quel che dicono di lui. Un pensiero a papà Nicola, morto improvvisamente due anni fa nel periodo natalizio, mentre su Chiara non ha proferito parola. Ha raccontato, poi, di non aver "deciso come organizzarmi, che attività sceglierò: devo ancora incontrare l'educatore che mi è stato assegnato". Poi il discorso è virato, nel tentativo di dimenticare per un poco condanna e carcere, sui lavori e la vita dei parlamentari. Ha chiesto della legge di stabilità e ha commentato quasi 'rianimandosi': "Uno dei provvedimenti più rompicapo e più impegnativi di questo paese". Infine il congedo: "Sono qui onorevole, se mi vuole venire a trovare altre volte sono a disposizione". Una stretta di mano, un arrivederci. Con la deputata che ha proseguito la sua visita nel carcere modello dove ha visto reparto femminile e maschile e ha parlato anche con qualche educatore. E con Alberto "frastornato", "pallido" e "sciupato in viso" che da sabato non ha ancora incontrato sua madre o i suoi legali, ma tra ieri e oggi solamente due politici.

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