Strage di Brescia, Maggi e Tramonte liberi fino Cassazione

Riconosciuti colpevoli e condannati all'ergastolo

 

Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte - che ieri sono stati condannati in secondo grado all'ergastolo e a tre anni di isolamento diurno per la strage di piazza della Loggia a Brescia in cui nel 28 maggio 1974 morirono otto persone e oltre 100 furono ferite - attenderanno liberi il processo in Cassazione. Processo che appare scontato dopo che i loro difensori hanno parlato di "sentenza profondamente ingiusta". L'orientamento della Procura generale di Milano, che alla lettura della sentenza dai giudici della Corte d'assise d'appello era rappresentata dall'avvocato generale dello Stato e pg facente funzione Laura Bertolè Viale e dal sostituto procuratore generale Mara Grazia Omboni, è quella di non chiedere alcuna misura cautelare, cosa che pure sarebbe possibile dopo la condanna in secondo grado, in considerazione del fatto che l'unico pericolo ipotizzabile, a distanza di 41 anni dalla strage, è quello di fuga che deve essere "concreto e reale". Difficile ipotizzare che lo sia per Maggi, il medico veneziano ottantenne, all'epoca della strage ispettore di Ordine Nuovo per il Triveneto, che da tempo non esce da casa sua alla Giudecca a causa delle sue precarie condizioni fisiche che avevano anche spinto il suo legale, Mauro Ronco, a chiedere, senza ottenerla, la sospensione del dibattimento per una sua presunta incapacità di stare in giudizio.

Tramonte, da parte sua, in tutti questi anni, ha continuato a vivere nel Bresciano e, a tratti, è stato anche presente nell'aula del processo milanese. L'ex Fonte Tritone, che di fatto aveva avallato l'impostazione della Procura di Brescia per poi ritrattate clamorosamente, ora fa sapere di essere "innocente e vittima di calunnie". "Come io, del resto - ha spiegato al suo legale Marco Agosti - ho calunniato altre persone, coinvolgendole nelle indagini sulla strage". Condannando Maggi e Tramonte, i giudici milanesi hanno disposto risarcimenti a favore dei famigliari delle persone decedute e rimaste ferite per circa quattro milioni e mezzo di euro: una provvisionale di un milione di euro, invece, al Comune di Brescia e 300mila euro alla Camera del Lavoro, mentre il risarcimento complessivo sarà stabilito in un apposito giudizio civile. La Corte ha disposto inoltre risarcimenti di 200mila euro a favore della Cisl e della Uil.

 

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