Skinhead Como, disposte perquisizioni

Polizia perquisisce anche a Genova, Brescia, Lodi, Mantova

 Una serie di perquisizioni sono scattate all'alba da parte della polizia nei confronti di appartenenti alla formazione di estrema destra che nei giorni scorsi hanno fatto irruzione in un circolo di Como. Le perquisizioni sono state disposte dalla procura comasca. Gli uomini della polizia hanno perquisito le abitazioni di 13 militanti del Veneto Fronte Skinhead tra Como, Brescia, Genova, Lodi, Mantova e Piacenza. I militanti perquisiti sono indagati dalla procura di Como per violenza privata in concorso. Le perquisizioni sono state effettuate dagli agenti della Digos di Como coordinati dall'antiterrorismo.

A Genova le perquisizioni hanno riguardato le abitazioni di Giorgio Gardella e Massimo Tinelli. La digos si è presenta all'alba a Montebruno e a Rossiglione, dove risiedono i due naziskin. La polizia ha sequestrato i loro cellulari. Sui supporti informatici sequestrati, che saranno inviati a Como, si cerca anche il testo del proclama che è stato letto. Secondo quanto appreso ai due genovesi sarebbero state sequestrate anche le giacche con il logo di Veneto Fronte Skinhead sezione Genova che i due indossavano la sera del blitz e che sono servite per la loro identificazione, ma anche cappelli, sciarpe, adesivi e altro materiale d'area.

Nei confronti degli attivisti locali il questore di Como ha avviato il procedimento per l'adozione dell' 'Avviso Orale' mentre ai militanti delle altre province è stato notificato il provvedimento del "Foglio di Via Obbligatorio". I fatti al centro delle indagini risalgono al 28 novembre quando, nel corso di una riunione a Como organizzata nel Chiostrino di Sant'Eufemia dall'associazione "Como senza frontiere", un gruppo di estremisti di destra ha fatto irruzione nella sala del convegno e ha letto un comunicato, firmato dal gruppo e intitolato "Como senza frontiere: ipocriti di mestiere", contro le attività delle organizzazioni impegnate nell'accoglienza dei migranti.

Le perquisizioni, disposte dalla procura della Repubblica di Como, hanno portato al sequestro di pc, tablet e altri supporti informatici con lo scopo di accertare, anche attraverso le mail, se i responsabili dell'irruzione al circolo di Como, avessero pianificato il blitz tempo addietro e in quale luogo è partita l'iniziativa. Gli investigatori vogliono anche accertare se si tratti di un fatto isolato o che rientri in una strategia più articolata e più ampia. Si sta cercando anche sul materiale informatico il volantino che è stato letto. Dagli inquirenti è stata anche contestata, insieme con la violenza privata, l'aggravante del numero delle persone.

Il questore di Como Giuseppe De Angelis ha riferito che tutti i 13 partecipanti all'irruzione del 28 novembre scorso nella sede di "Como senza frontiere" risultano avere precedenti penali. Uno degli indagati, di Piacenza, ha scontato una condanna a sei anni di reclusione per tentato omicidio, otto indagati risultano essere stati colpiti da Daspo (in sette casi su otto i provvedimenti sono tuttora in vigore) e tutti, a vario titolo, risultano avere precedenti per reati legati a problemi di ordine pubblico come oltraggio, resistenza e violenza a pubblico ufficiale e danneggiamenti.

   

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA