Miti di oggi: posto fisso e social network, casa di proprietà e smartphone

Rapporto Censis, un mix tra valori tradizionali e icone contemporanee. E il cinema non fa più sognare

  • Uffici foto sonyonghee iStock.

(di Alessandra Magliaro)  Accadeva negli anni '50-'60 e accade ancora, almeno in Italia: secondo il rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, nel 2017 il posto fisso è ancora l'agognato sogno di tutti, il primo mito contemporaneo. Il 38,5% delle opinioni lo mette al primo posto, seguito dai social network (28,3%), poi dalla casa di proprietà (26,2%) e dallo smartphone (25,7%). Le prime quattro posizioni, nell'immagine italiana restituita dal Censis 2017, riproducono un mix tra valori tradizionali e icone della contemporaneità.

La società è sempre in cammino e così mentre raccontiamo nuove generazioni nomadi, che si spostano per l'Italia e l'Europa con contratti a progetto e stanze in affitto oggi qua domani là, e speriamo che i nostri figli di tanta vita precaria facciano tesoro in termini di maggiori esperienze dei genitori, il Censis racconta un'Italia mix pieno di paradossi: per riuscire socialmente contano più l'attenzione alla cura del corpo (22,7%) e i selfie (18,9%) dei pomeriggi chinati sui libri per arrivare ad un buon titolo di studio (14,4%) e dell'acquisto dell'automobile nuova (10,2%).

Tra i media che risultano più influenti nella ridefinizione dell'immaginario collettivo di oggi, il cinema, che in passato era stato il mezzo di comunicazione di massa più determinante nel veicolare valori e simboli di riferimento, la cosiddetta fabbrica dei sogni, oggi occupa l'ultima posizione (con appena il 2,1% delle indicazioni). Ci colpiscono e ci trasportano in un mondo immaginifico piuttosto la televisione (28,5%), i social network (27,1%) e più in generale internet (26,6%). La differenza con il passato è una sorta di 'fai da te': la scala valoriale i giovani, ci dice il rapporto Censis, se la creano da soli autonomamente filtrando a piacimento dai social network e condividendo così l'espressione di sé che viene fuori, con lo smartphone oggetto funzionale di culto e il selfie emblema dell'autoreferenzialità individualistica, che ora affiancano e in alcuni casi scavalcano fattori in passato centrali come il tanto invocato posto fisso, la tanto celebrata casa di proprietà, il tanto auspicato acquisto dell'automobile nuova o il tanto agognato conseguimento di un buon titolo di studio come biglietto d'ingresso per i piani alti della scala sociale. Non è polvere di immaginario - commentano fuori dalle statistiche i ricercatori del Censis - ma lo spirito dei tempi: il punto da cui ripartire quando ci si interroga su come ritrovare una direzione di marcia comune. 

Che cosa si fa sul web e perché: praticamente tutto dalla visione di film all'home banking.

Innanzitutto on line si vedono i film: la quota degli italiani utenti di internet che guardano film online è aumentata di oltre 4 punti percentuali rispetto al 2015, passando dal 19,5% all’attuale 24%, spingendosi fino al 47,4% nel caso degli under 30. Anche ascoltare la musica attraverso il web è una pratica comune al 39,4% degli utenti (tra gli under 30 si sale al 59,9%). Tra le abitudini che si vanno consolidando ci sono le telefonate attraverso le connessioni web (22,9%).

E poi ci stiamo googolizzando: il 54,2% degli internauti usa la rete per trovare una strada o una località, la ricerca di informazioni su aziende, prodotti e servizi coinvolge il 52,7%. Il 37,7% degli utenti di internet fa e-commerce (7 punti percentuali in più in due anni), il 39,7% l’home banking. Decidere dove passare le vacanze è un’attività realizzata con l’ausilio della rete dal 15,8% degli internauti, il 6,5% in più rispetto a due anni fa. Crescono, anche se in maniera non ancora soddisfacente, gli utenti che hanno sbrigato pratiche con uffici pubblici attraverso un clic: passano dal 12,4% del 2015 all’attuale 14,9%. Prenotare una visita medica usando il web non è ancora invece una prassi abituale: solo l’8% degli utenti di internet lo fa (ma erano appena il 5,1% nel 2015).

I libri, così come i giornali, sono in crisi almeno se di carta e il trend continua a testimoniare il declino - i lettori di libri a stampa, che nel 2013 erano il 52,1% della popolazione, sono scesi nel 2017 al 42,9%. Il 9,6% degli italiani legge gli e-book: sono in aumento rispetto al 5,2% del 2013, ma non abbastanza. Questo significa che un italiano su due (55,15) è a dieta mediatica povera di stampa e si sta perdendo sempre di più la capacità di decodificare un testo scritto che richiede dosi di attenzione prolungata nel tempo, esclusività percettiva, consequenzialità logica. Questo è ancora più evidente se si considera che sono aumentate le persone che usano tutti i media, compreso internet, ad eccezione dei mezzi a stampa, passate in dieci anni dal 5,7% al 34,5% del totale. A sostenere l’editoria in Italia sono soprattutto le donne, in particolare quelle più istruite, con il 61,7% di lettrici diplomate o laureate.

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