Lotta allo spreco, a Berlino il supermarket del cibo scaduto

Il sogno di Raphael, "fare del cibo salvato un mainstream"

  • Sir Plus, il primo supermercato del cibo scaduto, che ha aperto a Berlino
  • Sir Plus, il primo supermercato del cibo scaduto, che ha aperto a Berlino
  • Sir Plus, il primo supermercato del cibo scaduto, che ha aperto a Berlino
  • Sir Plus, il primo supermercato del cibo scaduto, che ha aperto a Berlino

(di Rosanna Pugliese)- Per vedere se, come direbbero tutti, "è ancora buono", Raphael per ora fa la prova dei cinque sensi: "apro e guardo, annuso, magari assaggio". E se la conclusione è che il prodotto è mangiabile, anzi mangiabilissimo, lo "salva". "Ma quando fra poco, a novembre arriveranno i cibi da refrigerare, le prove saranno fatte in laboratorio". Provare, prima di cestinare, è il principio guida di "Sir plus", il primo supermercato del cibo scaduto, che ha aperto a Berlino.

Si tratta solo del primo, perché Raphael Fellmer intende estendere il suo progetto, e parlando all'ANSA non nasconde di essere piuttosto ambizioso: "Da nove anni lavoro contro lo spreco. E Il mio obiettivo è fare del 'cibo salvato' un mainstream. Dopo il vegan food, o il bio food, voglio che si lanci a livello globale il saved food". E dunque in tedesco, nel quartiere borghese di Wilmersdorf, sulle baguette imbustate ormai una quindicina di giorni fa (stando alla data) in questo supermercato si legge "gerettet", che in italiano significa "salvato". E le porti via alla metà del prezzo originario, come tutto il resto. Alla cassa del locale, per ora non troppo grande, c'è la fila. Anche se la cioccolata è scaduta da sei mesi, le patatine erano ufficialmente commestibili fino a luglio, e le brioscine fino a gennaio scorso. Il sogno del fondatore va anche oltre la fila però: sta per lanciare, infatti, le ordinazioni on line e la consegna a domicilio. Il "cibo salvato" non deve essere penalizzato sul mercato, rispetto a quello oggi ritenuto da tutti di "prima scelta".
Raphael mangia una delle sue mele "difettose" - una normalissima mela verde - mentre racconta come gli sia venuta in mente un'impresa del genere, e a un certo punto si ferma e la indica: "In italiano dite cibo, ma dietro una mela ci sono lavoro, acqua, trasporto, pesticidi ovviamente, terra". Insomma molti investimenti e lo sfruttamento dell'ambiente. "Su questo si deve riflettere di più e la mia missione è sensibilizzare l'opinione pubblica a riguardo". Il progetto della maturità, oggi lui ha 35 anni e lavora con tre soci, arriva dopo una scommessa fatta in gioventù: "Ho iniziato con un viaggio in giro per il mondo, di 15 mesi, affrontato senza soldi". Cioè, quanti ne aveva davvero? "Avremo speso 100 euro di visti, in tutto". Con lui c'era anche un ragazzo italiano, e questo piccolo team aveva uno scopo preciso: "Volevamo dimostrare che si può sopravvivere mangiando ciò che gli altri buttano via. E ce l'abbiamo fatta". Anche da qui nasce un movimento, da lui fondato, il "food saving": "raccoglievamo il cibo dalla spazzatura. Ma ci siamo spesso anche accordati con ristoranti e supermercati per ricevere quello che avrebbero buttato".

Erano gli anni in cui Raphael ha vissuto all'insegna di uno "sciopero del denaro": "ho trascorso cinque anni e mezzo facendone del tutto a meno". Ora però ha due bambini e ha deciso di esser meno radicale "per loro". Con questa formazione alle spalle, nasce "Sir plus": e cioè un modo per superare i risultati raggiunti in passato. "In cinque anni abbiamo preso cibo da 3.000 negozi e riscattato 10 milioni di chili di prodotti che sarebbero stati buttati". Ma il suo orizzonte ora è più ampio, l'idea è quella di diffondere l'abitudine di comprare "cibo salvato", di farne una sorta di moda, portando a riflettere i consumatori. "Al momento abbiamo 35 rifornitori. Ci danno quello che loro butterebbero via". In questo mini-market dal sapore "eco", che ti accoglie con un tripudio di zucche, la gente fa la spesa e ci prova gusto: "la trovo una bellissima idea e la condivido del tutto: si consuma male e si spreca troppo oggi, per questo faccio la spesa qui", spiega una signora, che sta scegliendo la frutta. È in queste cassette che si trovano banane - finalmente - mature: hanno troppe macchie marroni per un supermercato standard, spiega il venditore. Mele e pere leggermente ammaccate, non perfette: un taglietto qui, una leggera tumefazione lì: "ma sono ancora buone, buonissime". E dunque "salvate", da Raphael. "Abbiamo appena stretto un accordo con dei rifornitori di uffici. Negli uffici si pretende che la frutta sia perfetta, e adesso tutta quella scartata la prenderemo noi", spiega. "Ogni settimana veniamo contattati da qualcuno che vuole regalarci la roba che altrimenti butterebbe via", aggiunge. Smaltire il cibo di troppo è un costo, che "noi risparmiamo a chi sceglie di collaborare con Sir plus". Una situazione win-win allo scopo - Raphael ci crede davvero - "di migliorare il mondo"

 

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