The Ship of Tolerance, arte e bambini per integrazione

L'opera dei Kabakov approda al Giardino dei Tarocchi di Capalbio

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  • THE SHIP OF TOLERANCE, ARTE E BAMBINI PER L'INTEGRAZIONE
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(di Paola Mentuccia) Un'imbarcazione di legno lunga venti metri, la cui vela è composta dai dipinti di bambini di età, cultura, etnia e provenienza geografica diverse, sul tema della tolleranza, della speranza, del dialogo tra culture.
    "The Ship of Tolerance" è il progetto artistico itinerante, dal forte valore simbolico, di Ilya ed Emilia Kabakov che, dopo aver girato il mondo, è approdato a Capalbio, nella Tenuta Garavicchio, accanto al Giardino dei Tarocchi creato da Niki di Saint Phalle. L'installazione veleggia dal 2005 in diverse parti del mondo - da Siwa, in Egitto, a Venezia, da New York all'Havana, da San Moritz a Sharjah, negli Emirati Arabi, da Roma a Capalbio - portando con sé un messaggio di solidarietà tra i popoli, di scambio interculturale e di rispetto delle differenze. L'arte contemporanea, attraverso un'opera costruita tramite la condivisione con le nuove generazioni, diventa così impegno per riportare gli adulti allo sguardo dell'infanzia.
    "The Ship of Tolerance è stata in luoghi in cui ci sono molti bambini vittime dell'intolleranza - ha detto Emilia Kabakov all'ANSA - ma non ne sanno poi molto, non sanno cosa stia succedendo nel mondo. Così portiamo loro la distinzione tra tolleranza e intolleranza e gli chiediamo di farci degli esempi.
    Proviamo a costruire in loro la capacità di capire gli altri, di comunicare con il prossimo e a trasmettere loro la voglia di provare a rendere il mondo migliore".
    All'inizio la nave dei Kabakov era soltanto un progetto artistico, ha raccontato l'artista: "poi abbiamo visto dei bambini comunicare senza usare la loro lingua ma soltanto disegnando, cantando, giocando insieme a calcio e abbiamo detto: "Hey, è fantastico! I bambini possono comunicare! Gli adulti non sono più in grado di farlo!". Così abbiamo deciso di coinvolgerli".
    La scelta dell'imbarcazione non è casuale perché la nave, come ha ricordato Emilia Kabavov, è il mezzo tramite il quale si è diffusa la cultura nel mondo. "Noi ci ricordiamo sempre che il business passa attraverso le navi che portano il cibo, merce di scambio, ma ci dimentichiamo che la cultura è stata diffusa allo stesso modo", ha spiegato.
    E così anche "The Ship of Tollerance" diffonde in ogni luogo in cui approda un'idea di comunione, e lo fa in un momento storico particolarmente difficile, "in cui il mondo cambia molto rapidamente e allo stesso tempo sembra di essere tornati all'età della pietra". "C'è molto odio, molta incomprensione, molta animosità - ha spiegato l'autrice dell'installazione che campeggia accanto al Giardino dei Tarocchi - e noi speriamo che, attraverso lo sguardo dei bambini, anche gli adulti possano provare empatia e compassione, comprendere i sentimenti di religioni differenti, di culture diverse, e imparare a comunicare e a rispettare il prossimo senza avere paura".
    Il Giardino dei Tarocchi non poteva che essere un luogo eletto per la comunicazione di questo messaggio: "È un posto bellissimo, - ha detto l'artista - ha una vista sul mare, sul giardino e il giardino è sogno, è fantasia, è il luogo dei bambini. C'è la fantasia, ci sono i bambini, c'è il mare".
    "Da anni cercavo delle opere da affiancare al Giardino dei Tarocchi per poter proseguire nell'intento di far diventare questa collina un vero museo a cielo aperto - ha detto Jacaranda Caracciolo Di Melito Falck, che ha voluto e sostenuto l'approdo della nave di fronte alle opere di Niki di Saint Phalle. "Sei mesi fa, per caso, mi sono imbattuta nel progetto di Ilya ed Emilia Kabakov e mi ha colpito non solo per bellezza ma soprattutto per il messaggio umanitario che c'è dietro. La nave della tolleranza rappresenta una scultura che veicola un messaggio in cui noi crediamo profondamente". "Con questa iniziativa, Jacaranda ha colto perfettamente lo spirito di Niki - ha aggiunto Bloum Cardenas, nipote di Niki di Saint Phalle - e portare The Ship of Tolerance qui rappresenta l'opportunità di dare seguito al suo messaggio".
    Il desiderio di Emilia Kabakov è che i visitatori, guardando la grande barca a vela ormeggiata a Capalbio, "possano provare gioia, felicità, speranza, sogno, possibilità di realizzare un'utopia". "Noi non possiamo vivere senza utopie - ha detto - e anche se non sempre sono realizzabili, 'utopia' significa qualcosa che è impossibile da realizzare ma in cui continuiamo a sognare".
   

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