Pubblicità 'diversity friendly' è cool, il 38% italiani la promuove

Ricerca Nielsen, più aperti che nel resto d'Europa, vogliamo spot più inclusivi

  • Una famiglia non tradizionale. foto monkeybusinessimages iStock.

Il 38% degli italiani ritiene importante che i messaggi pubblicitari e il packaging dei prodotti mostrino famiglie moderne e/o non tradizionali (genitori single, famiglie omogenitoriali, coppie miste dal punto di vista etnico, etc). I dati emergono dalla Global Survey Women & Diversity di Nielsen, condotta su un campione di oltre 31.000 individui in 63 Paesi, tra i quali l'Italia.
    Si tratta di un dato - secondo la ricerca diffusa da Nielsen - superiore alla media europea, ferma al 32% e alla generale opinione sul tema diffusa nei principali Paesi dell'Europa Occidentale. Inoltre, il 31% degli italiani ritiene importante che le campagne di advertising e le confezioni dei prodotti rappresentino orientamenti e identità sessuali diverse (omosessuali, transgender, etc). "Le modalità con cui il gender viene comunicato attraverso la pubblicità, definite gender displays dal sociologo americano Erving Goffman, riflettono le tendenze riscontrabili all'interno della società", commenta Giovanni Fantasia, amministratore delegato di Nielsen Italia.

"Oggi siamo continuamente esposti a messaggi pubblicitari: per raccontare con successo una storia occorre una conoscenza a 360 gradi dei target di una campagna e più in generale di una comunicazione. Il messaggio diventa tanto efficace quanto chi comunica sta dalla parte del consumatore, parla il suo stesso linguaggio e mostra abitudini e più in generale una quotidianità vissuta. Ciò che emerge è quindi un desiderio comune di vedere comunicazioni commerciali più inclusive, dove la diversità non sia nascosta o rappresentata come un ostacolo".
    Non sono solo gli orientamenti sessuali e le identità di genere a trovare il favore degli italiani davanti a uno spot o a una pagina pubblicitaria su un quotidiano. Secondo l'indagine Nielsen, la perfezione del fotoritocco, caratteristica delle campagne adv di qualche anno fa, lascia oggi spazio alla rappresentazione della realtà. Per circa 4 italiani su 10, lo stereotipo dell'individuo giovane, atletico e di bella presenza non è più ciò che si vorrebbe trovare oggi in una pubblicità.
    Più in generale, il 40% degli italiani si dichiara d'accordo con l'opinione che le comunicazioni commerciali dovrebbero mostrare più spesso persone con tipi di corporatura diversi (sovrappeso, sottopeso, etc.). Inoltre, la stessa percentuale di intervistati in Italia è d'accordo nel dare spazio anche a persone più anziane. Il 39% è invece favorevole alla presenza di persone con background, culture ed etnie diverse. Ampia anche la percentuale (39%) di chi condivide l'idea che persone con diverse abilità fisiche e/o mentali (udito, vista, mobilità, parola, ragionamento, etc.) debbano essere maggiormente rappresentate nelle pubblicità e sui packaging.

Tornando all'Italia, la ricerca di Nielsen affronta anche il tema dell'apprezzamento di comunicazioni commerciali più inclusive all'interno delle diverse generazioni. Tra i teenager della cosiddetta Generazione Z (nati dalla fine degli anni '90), il 43% è favorevole alle pubblicità che mostrano famiglie non tradizionali e persone con orientamenti sessuali e identità di sesso diverse. Più basso il dato relativo ai Millennial (nati tra l'inizio degli anni '80 e la fine degli anni '90): all'interno di questa categoria, il 37% apprezza pubblicità in cui appaiono famiglie non tradizionali e il 34% quelle in cui sono presenti persone con orientamenti sessuali e identità di sesso differenti. Per quanto riguarda i Millennial, il 41% di questi ultimi apprezza la diffusione di messaggi in cui compaiono persone con corporature diverse. I Baby Boomer (nati tra la metà degli anni '40 e la metà degli anni '60) sono più sensibili all'aspetto della senilità e della disabilità: il 45% di questi vorrebbe vedere rappresentate persone più anziane e il 42% gradisce messaggi pubblicitari in cui sono presenti anche protagonisti diversamente abili. Nel dettaglio, per il 48% degli intervistati le pubblicità/confezioni che mostrano persone con abilità fisiche/mentali diverse hanno un impatto positivo sull'acquisto.
    Infine, il 46% degli italiani si dichiara propenso ad acquistare un brand che viene comunicato attraverso pubblicità e packaging in cui compaiono persone di background, culture ed etnie diverse (Millennial 55%).
   

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