Basilica della Natività, Betlemme simbolo di integrazione

Tolleranza religiosa ed ecumenismo, progetto di restauro diventa una mostra

  • Un frate all'interno della Basilica
  • L'angelo scoperto durante il restauro in corso
  • La vista del premier italiano Matteo Renzi
  • La vista di Papa Francesco
  • Una squadra dello staff
  • Un mosaico
  • Restauratrice al lavoro su un mosaico
  • Processione
  • Particolare de centro della Grotta

C'è un luogo, nel mondo, che unisce e non divide. Che mette insieme uomini e religioni. Che da sempre è simbolo di pace, fratellanza e amore universale. Questo luogo, paradossalmente, è in Palestina, a Betlemme, e da alcuni anni è protagonista di uno dei più interessanti restauri musivi, quello della Basilica della Natività. Un progetto straordinario, che sta facendo il giro dei media internazionali, ma che nasconde un valore aggiunto preziosissimo: l'integrazione e la tolleranza. (di Fabrizio Cassinelli)

Sì, perché mentre il mondo litiga, uccide e insulta il 'diverso', e la religione viene deformata ad uso e consumo della violenza, a Betlemme si realizza un opera di grande respiro culturale, ma anche emblematica della cooperazione tra istituzioni diverse, private e pubbliche, tra diverse religioni e confessioni, fra maestranze di tutti i Paesi. Un "esempio così fulgido" che non il restauro compiuto, ma il lavoro stesso, l'opera, sarà l'oggetto di una mostra dedicata all'interno della Meeting 2016 per l'amicizia fra i popoli che si terrà dal 19 al 25 agosto 2016. "Si tratta di un percorso didattico - spiega Mariella Carlotti, curatrice della mostra dal titolo 'Restaurare il cielo' - ma anche di un esempio emblematico della sinergia tra genti e confessioni diverse, di un luogo che non divide ma che è casa comune". Un tema perfettamente integrato all'interno della 37/ma edizione dell'incontro riminese, intitolata 'Tu sei un bene per me'. Lo sapevate che il progetto di restauro, guidato con orgoglio da una azienda italiana - la Piacenti Spa, in collaborazione con la local partner Al Maher - viene finanziato e sostenuto anche da realtà musulmane, come il Regno del Marocco e l'Autorità nazionale palestinese? Che a dare ordini a operai arabi (e occidentali) è una donna italiana? Che i rappresentanti delle tre religioni che hanno in carico la chiesa - armeni, ortodossi e cattolici - che si dividono ogni singolo mattone del preziosissimo luogo secondo regole ferree, in questo progetto hanno trovato accordo totale e collaborazione? Tutto questo, per chi conosce la Palestina, è già un piccolo miracolo.

Questa sinergia virtuosa avviene in un luogo sacro da tutti rispettato sin da prima della costituzione della Natività, nel 330, per opera di Costantino I. Sin da quando i cristiani vi celebravano la nascità di Gesù. Perché la Basilica - patrimonio dell'Unesco dal 2012 - è da sempre luogo di ecumenismo assoluto, di incontro interreligioso, di radici comuni, nella sua stessa storia, nelle sue iscrizioni, nell'origine dei suoi mosaici. Noi oggi possiamo vedere questa straordinaria costruzione nelle forme che Giustiniano volle quando ne ordinò la ricostruzione, e questo perché essa è stata sempre rispettata, e quindi risparmiata, prima dai persiani e poi dagli arabi. I primi, secondo la leggenda, quando arrivarono armi in pugno videro un mosaico che mostrava i Re Magi (tradizionalmente legati alla Natività) e la lasciarono indenne. E si narra che il califfo Omar giunto con le sue schiere a Betlemme invece di raderla al suolo vi si appartò in raccoglimento. E quando califfi più aggressivi diedero ordine di distruggere tutti i santuari cristiani in Terrasanta, Betlemme non fu attaccata. E ancora oggi la Basilica è oggetto di pellegrinaggio per migliaia di turisti e pellegrini musulmani che entrano con rispetto e si radunano in preghiera insieme a latini, ortodossi russi e greci, armeni, laici.

 

 

"Questo progetto è più di un lavoro, è diventata quasi una missione - commenta Giammarco Piacenti, ad della società ed egli stesso restauratore - Non era nato così, lo è diventato stando sul posto. Non si può non essere toccati, lì dentro. Non solo per la straordinaria bellezza delle opere riportate alla luce, ma proprio per il valore aggiunto dato dalla riuscita del coordinamento di oltre sessanta tra aziende ed enti, di 170 professionisti diversi, per lingua e mentalità, e naturalmente per l'accoglienza ricevuta. Siamo quasi tutti i giorni a mangiare nelle case dei nostri colleghi palestinesi, e i religiosi delle varie confessioni, dopo la diffidenza iniziale ci stimano e sono entusiasti del nostro lavoro in un ambiente dove per togliere un quadro ortodosso appeso magari su un muro armeno serviva l'armeno per spostarlo e l'ortodosso per pulirlo. E senza contare l'appoggio e la vicinanza della gente, del sindaco di Betlemme (donna e cristiana, ndR) del Custode di Terrasanta". Una integrazione che si realizza anche per mano femminile. Ci sono molte donne, in questo progetto: sei restauratrici, addetti logistici, tecnici di cantiere. Come Silvia Strinieri Piacenti, la responsabile che ha scoperto un settimo angelo tra quelli presenti (e splendidamente restaurati) sulle navate, con un'analisi termografica. Il fulcro del progetto ruota proprio attorno ai mosaici, e in particolare sul meraviglioso corteo angelico e le colonne*.

Proprio su questi soggetti bisogna soffermarsi infatti per capire quale straordinario esempio di ecumenismo sia la Basilica. Il ciclo degli affreschi, infatti, è stato voluto per ordine dell'imperatore di Bisanzio, Manuele Comneno, del Re latino di Gerusalemme, Amalrico, e del vescovo di Betlemme, Raoul, intorno al 1150, un secolo dopo il Grande scisma che già aveva diviso la Chiesa cristiana di Oriente e di Occidente nel 1054. Lo sappiamo per certo, grazie a delle iscrizioni che hanno conservato, caso raro, nomi di committenti e artisti. "Ma la basilica, dall'epoca medioevale ai giorni nostri, è sempre stata anche luogo di pellegrinaggio e preghiera per gli stessi musulmani - ribadisce il professor Michele Bacci, docente di Storia dell'arte medioevale all'università di Friburgo - In questo senso è un 'loca sancta', un luogo che trascende le differenze religiose. Ancora oggi cristiani di lingua araba professano la loro fede in lingua madre. Li potreste sentire sui banchi, pregando, appellarsi ad Allah". Termine che significa semplicemente "dio" e non il nome proprio di un diverso dio. Così, a dispetto di chi semina odio e violenza religiosa, sulle loro labbra si realizza un ecumenismo davvero impressionante. "Betlemme ha goduto del rispetto del mondo musulmano sin dal Medioevo e fonti del X Sec. ci descrivono la presenza di pellegrini islamici in preghiera nella basilica della Natività - riprende il professor Bacci - D'altra parte per i musulmani Gesù è il penultimo profeta, e le venerazione per Maria sua madre rende questo luogo sacro, per questa fede, a differenza del Santo Sepolcro che invece non è coerente con il loro credo in quanto rappresenta la Morte e la Resurrezione di Dio. Il ciclo degli affreschi cosiddetto 'dei concili' presenta invece caratteristiche che richiamano la Cupola della Roccia e la Moschea di Al-Aqsa quando erano cristiane, oltre a geometrie tipiche del decoro islamico. Nella porta armena poi abbiamo una iscrizione bilingue, in armeno e arabo, che risalirebbe alla riconquista del Saladino nel 1187, con tanto di invocazione ad 'Allah'. E vicino a Betlemme ci sono altri due luoghi sacri e interreligiosi, la Tomba dei Patriarchi a Hebron, comune a ebrei, cristiani e musulmani, e la tomba di Rachele".

"Nella Basilica nessuno che arrivi - racconta un frate che ha servito in Terrasanta - può rimanere indifferente alla grande atmosfera di spiritualità. E molti ne escono diversi". 'Bonus intra, melior exi', scrivevano sulle soglie delle cattedrali, nel Medioevo, i maestri muratori, come speranza di elevazione interiore. Dopo tanti secoli la luce di Betlemme, simbolo di fratellanza per le genti, a quanto pare splende ancora e mantiene viva la speranza della pace e del dialogo interreligiosi.

* Per chi desiderasse contribuire a questo progetto, è stata recentemente lanciata la campagna di fund raising "Adotta una colonna".

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