Disagio giovanile, dagli adulti serve ascolto e una bussola per il cambiamento

Simone Feder, i giovani devono poter intravedere alternative sociali e testimoni credibili

  • Adolescenti che dormono poco o male più sensibili a stress
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  • GIOVANI: RAPPORTO; BULLISMO E' EMERGENZA, VITTIMA 1 SU 4 [ARCHIVE MATERIAL 20081118 ]

Secondo il nono Rapporto sull'attuazione della Convenzione sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza nel nostro Paese, realizzato dal Gruppo Crc, i quasi 2 milioni e 300 mila adolescenti (14-17 anni) che vivono in Italia, trascorrono le loro giornate con il cellulare in mano (92,6%), fanno uso di alcol, tabacco o cannabis (63,4%), l'11,5% gioca d'azzardo online, uno su due ha subito azioni di bullismo o cyberbullismo. Al di là delle cifre, sempre più preoccupanti, emerge un diffuso disagio giovanile che anche quando, ed è la grandissima maggioranza, non arriva al dramma - una sedicenne tossicodipendente morta a Roma l'8 giugno è l'ultimo doloroso caso - mina profondamente i rapporti sociali.

Simone Feder, un educatore che da molti anni ha fatto dell'ascolto dei problemi dei giovani una missione, specialmente in relazione alla tematica del gaming e alla dipendenza da slot (una battaglia che non riguarda affatto solo i ragazzi ma soprattutto i genitori), conosce tantissime storie dolorose e osserva: ''Chi è problematico oggi? Il giovane che arriva a compiere atti trasgressivi, inspiegabili e improvvisi, il genitore che nel suo percorso di vita fatica a dare al figlio delle sicurezze e un porto sicuro in cui rifugiarsi o la cultura sociale che continua ad illuderci che l’importante è stare al passo con i tempi senza dare la necessaria fiducia nel futuro? Penso a Lucia ed Annalisa, due ragazzine di 15 anni che per un mese sono uscite di casa per andare a scuola accompagnate dai loro genitori fino all’ingresso dell’istituto scolastico, invece di entrare, frequentavano con altri ragazzini i parchetti a bere alcolici… Ma che cosa bevono? Bevono una vita piena di stanchezza e noia? Penso a Michel nel silenzio di quel bosco che non ha trovato un modo per urlare il suo malessere, a cui forse lui stesso faticava a dare un nome, affidando ai mille interrogativi di chi è rimasto il compito di ricomporre il puzzle dei suoi pensieri e delle sue angosce di adolescente. Penso a Giorgio dentro la sua stanza eternamente collegato alla rete - hokikomori nel termine giapponese ormai diffuso anche da noi - chiuso all’interno della sua stanza e delle sue menate, stanco di tutto e di tutti con l’unica speranza di non essere mai staccato da quel mondo virtuale che mescola realtà e finzione, dove lo specchio dell’anima diventa quella chat che continuamente cattura la mente rendendola desktop, immerso in un’esperienza dove nessuno lo capisce e dove nessuno vuol far entrare. Penso a Filippo che, disperato e all’insaputa dei genitori, bussa alla porta chiedendo aiuto per suo nonno che è stato catturato da quelle malefiche macchinette e ora trova nel nipote quindicenne l’unica speranza di essere considerato ancora un uomo''.

Devastati e assuefatti dalla vita già a 14 anni: soldi che non mancano, sostanze reperibili ovunque a basso costo, poco controllo, troppo da dire… Faticano a raccontarsi ad esprimere ciò che provano, a dare un nome alle loro emozioni, ed è chiaro che quel che al momento viene loro proposto come ipotetica fonte della loro libertà è ciò che immediatamente li attanaglia e li schiavizza, dice Feder della cooperativa sociale Casa del giovane di Pavia. E’ difficile capire dov’è la soddisfazione in questa vita artificiale e virtuale che spesso si creano, eppure da qualche parte qualcosa trovano, anche se fatichiamo a comprenderlo con i nostri occhi e con il nostro pensiero lineare e razionale. ‘Mi spaventa il silenzio’ ci dicono ‘ho paura quando sento il mio malessere interiore e allora ciò che conta per me è non stare senza fare’.

Ma nel prossimo futuro qual è sarà l’aspirina per il disagio?
Come intervenire per dare risposte alla disperazione della mamma che vede giorno per giorno spegnersi a soli 17 anni quel suo figlio tanto desiderato? ''Quando penso a quella famiglia distrutta, a quei minori che vivono in casa propria senza che nessuno si accorga di loro, non posso fare a meno di chiedermi che cosa penseranno nella loro solitudine, mentre non trovano risposte ai loro bisogni. La grossa difficoltà è stare nel rapporto con l’altro, avvicinarsi alla sua disperazione, ma non lasciarsi vincere o travolgere. Si fatica e questa fatica a volte necessita di sguardi che vanno al di là di quell’orizzontalità umana a cui siamo abituati''.
I loro sentimenti, le loro emozioni, i loro pianti nascosti spesso messi in rete chi mai li incontra? Eppure sono tutti segnali e richieste di aiuto, sperando che qualcuno le raccolga e insieme ad esse raccolga anche tutta la loro disperazione che ancora non riescono ad esternare direttamente.
E allora che fare? Oggi i giovani non riescono più a comunicare, perché faticano a trovare qualcuno sintonizzato sulla loro stessa frequenza e che si metta in condizione realmente di capire, di ascoltare e di prevenire… Mentre li ascolti, facendoli ragionare su tutto ciò, scopri che nei loro pensieri, nei loro racconti, vi è un grosso potenziale al quale dobbiamo per primi credere e sostenere per poter cambiare questo mondo che perdutamente ci porta ad una chiusura di rapporti e di relazioni e ci conduce in una realtà che non riconosciamo e non ci soddisfa, perché manca di espressioni di contentezza e di felicità.
Incontrare i giovani e stare nella relazione con loro necessita una preparazione non solo specialistica e nozionistica, ma umana e spirituale'', dice Feder. ''Sono loro che ce lo chiedono, prima che sia troppo tardi, prima che si trovino loro, tra qualche anno, a pagare il nostro poco coraggio e la nostra assenza. Per fare tutto questo - aggiunge Feder - è però necessario scegliere di essere testimoni credibili, presenze educative costanti e, a volte, scomode. I giovani devono poter intravedere il modo non solo di mettere in discussione fino in fondo il loro stile di vita, ma anche di prefigurarsi delle ipotesi di cambiamento, costruirsi quell’”alternativa” essenziale per abbandonare definitivamente i loro schemi e diventare così consapevoli di sé, delle proprie scelte, delle proprie emozioni e del mondo che ci circonda, soggetti d’esperienza e protagonisti attivi della propria vita. Spesso trovare in quel giovane che ti sta accanto le risorse è la strada paradossalmente più efficace e sconvolgente per noi e per loro. E’ fondamentale saper guardare oltre ciò che noi vediamo di sbagliato nei loro comportamenti ed atteggiamenti e rivalutare la persona con le proprie capacità e ricchezze. Non ha l'educatore una 'ricetta' a parte quella dell'ascolto profondo: è mettendo dentro una nuova qualità di vita, dei nuovi interessi, delle nuove attenzioni, che le cose possono cambiare. Solamente insegnando nuove rotte di navigazione e rendendo le loro imbarcazioni più solide i nostri giovani potranno costruire una nuova cultura vincente''.

 

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