Due donne e un matrimonio, Lorenza e Ingrid in Svezia. Il menu? A base di diritti civili

Lei disse sì, il film che racconta la loro storia ha vinto al Biografilm di Bologna. Un blog e un gruppo Fb 'Spos* in fuga' per le altre coppie all'estero per sposarsi

  • Ingrid e Lorenza, spose in Svezia. Lei disse sì è il film documentario che racconta la loro storia. Premiato al Biografilm Festival di Bologna
  • Ingrid e Lorenza, spose in Svezia. Lei disse sì è il film documentario che racconta la loro storia. Premiato al Biografilm Festival di Bologna
  • Ingrid e Lorenza, spose in Svezia. Lei disse sì è il film documentario che racconta la loro storia. Premiato al Biografilm Festival di Bologna
  • Ingrid e Lorenza, spose in Svezia. Lei disse sì è il film documentario che racconta la loro storia. Premiato al Biografilm Festival di Bologna

(ANSA) - Lorenza e Ingrid vivono insieme da 7 anni. La loro è una storia d’amore fatta di musica, di rifiuto e abbandono, di accoglienza e condivisione, di imprevisti, speranze, amici e parenti, testimoni allegri di un sogno che si avvera. Sono due donne che si amano e “Lei disse si” è il loro film: un frammento di Italia, di boschi e laghi svedesi, una festa dove il menù di nozze è a base di diritti civili. Il film, realizzato da Ingrid Lamminpää e Lorenza Soldani, con la regia di Maria Pecchioli, ha vinto il Biografilm Italia Award 2014, la sezione dedicata ai documentari italiani della decima edizione del Biografilm Festival di Bologna e anche l'Audience Award, il premio del pubblico, ''perché con uno stile pieno di grazia e semplicità racconta un gesto d’amore che solo una società impaurita può rendere rivoluzionario. La sincerità nuda dei sentimenti unita alla forza politica di questo atto di gioia sono racchiusi in un film che arriva senza mediazioni al cuore dello spettatori'', hanno scritto i giurati. Le due ragazze toscane, che hanno un seguitissimo blog ((www.leidissesi.net), si sono sposate in Svezia il 21 giugno 2013 e il film racconta la loro storia dalla festa di fidanzamento in Toscana fino alla festa di matrimonio con i loro amici. Con il documentario “decidono di rendere pubblico il loro giorno più bello, per smuovere le coscienze di un Paese, l’Italia, dove il matrimonio omosessuale non è ancora riconosciuto”. “È una denuncia – dicono le protagoniste del documentario - contro la grave arretratezza italiana in materia di diritti civili, e un modo per indicare la direzione giusta: la strada fino a quella cerimonia nei boschi, a quella famiglia allargata riunita senza pregiudizi attorno alla realtà dell’amore”. Lorenza è una burbera dal cuore tenero, dopo anni di basket si è data alla pallavolo ed è un'eterna mediatrice di conflitti per studi e lavoro, non è in pace se non sente armonia tra le persone che la circondano e per questo è promotrice, con Ingrid, di pranzi, cene, concertini tra amici in cui stare bene tutti insieme. Ingrid, ha il passaporto svedese ma è nata a Firenze e cresciuta a Rifredi. Un’educazione “tormentata” tra religione e pianoforte. Architetto per passione, chef per talento, oggi insegna visual design e comunicazione. Di facile entusiasmo, ha la sventata tendenza a volare troppo in alto e per questo è eternamente riconoscente a Lorenza che l’aiuta a tenere i piedi per terra.

Il 14 febbraio del 2014 hanno platealmente festeggiato il diniego del Comune di Firenze di trascrizione del loro certificato di matrimonio. La motivazione è semplice "il matrimonio tra persone dello stesso sesso è inesistente per il nostro ordinamento, in quanto l'intera disciplina giuridica risulta costruita sulla diversità di sesso degli sposi". Il loro caso è meno isolato di quel che si può pensare: le persone omosessuali che sono dovute andare all'estero per siglare la propria unione sono tante: Lorenza e Ingrid hanno creato un gruppo , Spos* in fuga, che ha inizianto a raccogliere nomi, volti e certificati,con l'obiettivo di dare maggiore voce a quei diritti che oggi in Italia sono considerati "inesistenti" e che si spera un giorno non troppo lontano potranno essere uguali per tutti''. ''Non si è voluto creare un'ulteriore associazione ma la speranza di collaborare con tutte le associazioni LGBTI che in Italia già lavorano per i diritti'', spiega Lorenza Soldani.

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