Violenza contro le donne, per combatterla servono gli uomini

Il femminicidio non è una questione di donne. Una campagna per gli uomini marca la differenza con i violenti

  • 'Impegnati anche tu', uomini contro la violenza sulle donne.
  • 'Impegnati anche tu', uomini contro la violenza sulle donne.
  • 'Impegnati anche tu', uomini contro la violenza sulle donne.
  • scarpette rosse simbolo della violenza sulle donne
  • Aumenta violenza domestica su donne

 (di Alessandra Magliaro)

   (ANSA) - Non è solo una questione di donne. Finchè saranno solo loro a parlare di femminicidio o di violenza alle donne, difficilmente in Italia le statistiche drammatiche continuamente aggiornate dopo ogni fatto di cronaca riusciranno ad avere un'inversione di tendenza. Una certa resistenza degli uomini a parlarne o a prendere posizione, lasciando alle donne le proteste, come lo sciopero delle donne nei trasporti, nelle scuole, nella sanità indetto per il 25 novembre e magari inquadrando le manifestazioni come rigurgiti vetero femministi sembra il sintomo di un cambiamento culturale ancora non completato. Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza alle donne: per combatterla servono gli uomini.

   Il femminicidio è quasi sempre la forma estrema di una violenza diffusa legata al potere che gli uomini hanno sulle donne, innanzitutto strutturalmente per disparità economica. Nel momento in cui questo potere, come accade da anni, comincia a venire meno per l'accresciuta autonomia femminile, parallelamente aumenta la reazione violenta, secondo una spiegazione sociologica del fenomeno condivisa da tanti. Tesi che lo stesso presidente Giorgio Napolitano ha richiamato ieri: ''E' proprio la maggiore eguaglianza conseguita dalle donne sul lavoro e nelle professioni che può suscitare pericolosi atteggiamenti di reazione''. E l'unica strada per battere la violenza è acquisire la consapevolezza anche culturale della parità tra uomini e donne. Marcare la differenza con un uomo che reagisce con violenza è il compito più urgente che gli uomini dovrebbero assumersi oggi nella società. La violenza di genere non è solo aggressione fisica di un uomo contro una donna, cosa questa che farebbe dire agli uomini 'io non lo faccio', ma include anche vessazioni psicologiche, ricatti economici, minacce, persecuzioni. Compiute da un uomo contro una donna in quanto donna.

L’uccisione di donne da parte di mariti, compagni, ex o familiari - ogni tre giorni in Italia un uomo uccide una donna - è solo la punta di un iceberg che coinvolge, nelle diverse forme della violenza 6 milioni di donne nel nostro paese. In Italia ogni 7 minuti un uomo stupra o tenta di stuprare una donna e un quinto degli uomini che sono in coppia con una donna fanno sempre o ripetutamente violenza psicologica su di lei. Cifre che non sono aggiornate: sono i risultati della ricerca Istat "La violenza e i maltrattamenti contro le donne dentro e fuori la famiglia", realizzata nel 2006, ma comunque danno la dimensione di un fenomeno.

   Leggere i resoconti delle sedute dei centri di aiuto per uomini maltrattanti, solo 11 in Italia, è compiere un viaggio nella quotidianità della violenza di genere. In preparazione della giornata del 25 novembre che in tutta Italia sarà dedicata alla sensibilizzazione su questo tema, c'è una campagna che parte da lontano, quasi un anno, ma che sta facendo parlare proprio perchè tira in ballo il genere maschile, il grande assente della comunicazione sociale sul femminicidio. Uomini contro la violenza sulle donne è lo slogan, con i volti noti di Alessandro Gassman, Luca Argentero, Claudio Bisio, Daniele SIlvestri, Cesare Prandelli e tanti altri che in questi giorni stanno aderendo, della campagna NoiNo.org, un progetto promosso dalla Fondazione del Monte, in collaborazione con l’Associazione Orlando, realizzato dalle agenzie Comunicattive e Studio Talpa. La campagna cerca di coinvolgere gli uomini, per farli esporre e impegnarsi in prima persona, fare community nel blog Uomini contro la violenza sulle donne.  L'iniziativa parte dall'Emilia Romagna, da Bologna, da Ravenna, da Faenza e sono tante altre le realtà che stanno aderendo , a cominciare dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma (Roma e il Lazio dicono no). Per i maschi impegnarsi significa stringere il cerchio contro chi a vari livelli, spesso subdoli, mortifica, ferisce, tormenta, significa sottolineare che chi agisce così, ''non sono uomini più forti di noi, sono solo violenti''. Per usare uno slogan caro agli americani, gli uomini italiani dovrebbero dire  'Not in my name'. 

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