Detenuti riaprono il bar del tribunale di Torino

Accordo con la Città. Serviranno caffè a giudici e avvocati

  • L'esterno del Palagiustizia Bruno Caccia, Torino,

Il bar del Tribunale di Torino, chiuso dalla scorsa primavera dopo essere finito al centro di una inchiesta, riapre grazie a un progetto di reinserimento lavorativo di detenuti ed ex detenuti. Baristi, camerieri, cuochi: i carcerati avranno un'altra opportunità proprio a Palazzo di Giustizia. La sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha siglato oggi il protocollo d'intesa insieme ai vertici della Corte d'Appello e della Procura generale. "Fare qui un'iniziativa di reinserimento e accompagnamento dei detenuti - ha detto - ha un forte valore simbolico".
    A breve, dunque, si riparte. Il bando, riservato alle cooperative sociali che impiegano anche chi ha avuto problemi con la giustizia, verrà messo a punto nei prossimi giorni. Una sfida importante per la prima cittadina. "Sono stata subito entusiasta all'idea - ha sottolineato - e la Città è stata ben felice di sposare un progetto di tale valenza economica e sociale". La concessione durerà sei anni e, almeno per i primi due, una parte dei 60 metri quadrati del locale verrà destinata esclusivamente a iniziative di carattere non commerciale.
    Attività culturali e artistiche, individuate in collaborazione con il Garante dei detenuti, così da sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema della libertà personale.
    "La realtà carceraria è prima di tutto una realtà umana", sottolinea Arturo Soprano, presidente della Corte d'Appello di Torino. "Questa non è propaganda, non è demagogia, non è populismo", ribadisce Soprano, ricordando l'importanza del lavoro per chi è ed è stato dietro le sbarre. "Questo è un progetto coraggioso. Da un lato permette il reinserimento e la formazione dei carcerati, creando rapporti positivi con le Istituzioni e la società civile. Dall'altro fornisce un servizio di ristorazione a chi lavora in Tribunale". Un servizio che mancava da oltre un anno: da quando, la scorsa primavera, il punto ristoro aveva chiuso dopo essere finito al centro di un'inchiesta sull'appalto. E se l'ultima gestione era stata travolta dai guai giudiziari, quella precedente era fallita a causa dei costi d'affitto elevati. Ma questa volta si fa sul serio e il Comune promette di rivedere il canone, abbassando le richieste.
    Alla sigla del Protocollo erano presenti anche i rappresentanti del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria del Provveditorato Piemonte, Liguria e Valle d'Aosta e della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno.(ANSA).
   

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