Good News, le notizie positive per una scienza della cultura della felicità

Ricerca antropologica, Tv e media creano un immaginario culturale sbilanciato

  • martin-dm  iStock. Amici insieme a guardare la tv

(di Agnese Malatesta) -"Mai si è troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità", scriveva Epicuro millenni fa dispensando consigli e suggerimenti per alleggerire il tormentato animo umano. Una ricerca, quella della felicità, mai esaustiva e dai mille aspetti e sfumature. Dove si scopre oggi che anche l'informazione ha il suo peso: le 'good news', ossia le notizie positive concorrono alla felicità; al contrario delle notizie su guerre, conflitti e delitti che favoriscono il malessere, l'infelicità.
L'interessante tesi è frutto di una ricerca di antropologia culturale pubblicata in "Scienza della cultura della felicità. Atlante tematico dei diritti umani e della pace" (Aracne editrice) -  presentato venerdì 24 febbraio alla Sala del Mappamondo della Camera. Autrice è Gioia Di Cristofaro Longo, fondatrice e presidente della Lunid (Libera Università dei Diritti Umani). ''Spesso l'infelicità - sostiene la ricercatrice - è dovuta ad uno "scollamento" fra la sfera ideale e la realtà quotidiana vissuta. A questo contribuiscono due fattori legati ai contenuti dell'informazione. Il primo, "l'esposizione mediatica, spesso morbosa, di avvenimenti drammatici riguardanti delitti, devianze e guerre. Di tali realtà si dà correttamente informazione ma spesso con un'insistenza ingiustificata, contribuendo a creare un immaginario culturale sbilanciato nella rappresentazione complessiva della realtà, determinando una sorta di accettazione passiva e rassegnazione". Il secondo, "l'oscuramento nella comunicazione massmediatica delle realtà positive a tutti i livelli, realtà fatte da innumerevoli esperienze singole e collettive, sociali, economiche, culturali e politiche"; fatti che vengono "svalutati, con conseguente perdita della valenza di proposta vincente in termini di innovazione, fascino, successo".
Lunga esperienza di ricercatrice come docente di Antropologia culturale, all'Università La Sapienza di Roma, Di Cristofaro Longo parla della felicità come "sistema culturale", dinamico, dove si possono saldare valori e azioni pratiche. Propone una "scienza della cultura della felicità" libera da costrizioni edonistiche ed invididualistiche e aperta ad una dimensione etica e progettuale. Propone, in particolare, "la visibilità e la cittadinanza a pratiche coerenti, capaci di suscitare innovazione ed entusiasmo, solidarietà". Così da giungere ad atteggiamenti diffusi che possano consentire l'affermarsi della 'cultura della felicità'. E perciò, ad esempio: l'inclusione al posto dell'esclusione; la vita al posto della distruzione; l' accoglienza al posto del rifiuto; l'empatia al posto dell' aggressività; la memoria al posto dell'oblio; il diritto al posto dell'ingiustizia. "La scelta del bene - afferma Di Cristofaro Longo - è rigenerante e crea una valida alternativa al meccanismo consumistico. Va superata quella deviante impostazione che vede la felicità concentrata in un istante o in un singolo episodio, recuperando invece il concetto di felicità collegata ad una vita piena e realizzata in termini di senso e di valori da perseguire. Felicità, dunque, in relazione ad un modo di vivere, un fine interno al quale la vita si organizza dotando di significato la propria esistenza". Tv e giornali sono avvisati. 

 

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