Ecco la Padania dell'integrazione e dell'accoglienza ai rifugiati, i Comuni virtuosi

Due esempi In provincia di Reggio Emilia ed a Malegno in Val Camonica

  • Il tempio sikh a Novellara (Re)
  • Malegno in Val Camonica (Bs), photo courtesy Redolo.it
  • Novellara (Re)
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(ANSA) - Il tema dell'accoglienza è di grande attualità, quello del rifiuto variamente argomentato dai presidenti di Lombardia, Veneto e Liguria altrettanto. Esempi, piccoli progetti da ripensare in grande arrivano da due piccoli comuni della rete dei Comuni Virtuosi: accogliere si può, e lo si può fare anche a costo zero come accade a Novellara (RE) e Malegno, in Valle Camonica (BS).

La rete di esperienze concrete e buone prassi in campo ambientale sperimentate in giro per l’Italia, compie in questi giorni 10 anni: da Colorno (PR), Melpignano (LE), Vezzano Ligure (SP) e Monsano (AN), che furono i comuni fondatori, l'Associazione conta 81 comuni iscritti,  il più piccolo ha 300 abitanti (Villa Verde – OR), il più grande 180.000 (Parma), governati da giunte di centrosinistra e di centrodestra, a volte frutto di esperienze civiche e comitati locali.

Le storie di questi modelli di microaccoglienza diffusa sono state presentate al Festival della Lentezza, che si è svolto a Colorno (12-14 giugno), promosso dall'Associazione con il patrocinio di Slow Food, Libera, Banca Etica e l'Associazione Borghi Autentici, basato su un'idea poetica, quella appunto del vivere slow in un mondo che ha fatto della fretta e dell'accelerazione il suo mantra. ''Questo festival nasce dall’idea di restituire a noi stessi quel tempo sottratto a cui abbiamo rinunciato, un giorno alla volta. Per prenderci cura del nostro passato e immaginare con freschezza un futuro ancora tutto da scoprire'', dicono gli ideatori. In questo ambito sono stati presentati gli esempi di Novellara e Malegno che sono anche  raccontati in due nuovi libri che escono proprio  in questi giorni  con un tempismo forse casuale: La Padania dell’integrazione di Raul Daoli e La valle accogliente di Paolo Erba, Eugenia Pennacchio e Silvia Turelli. Dedicati entrambi ai temi dell’immigrazione e dell’integrazione, questi due piccoli testi, inclusi nella collana Editrice Missionaria Italiana 'L’Italia migliora' diretta dal professore Andrea Segrè e dal coordinatore dell’Associazione Comuni Virtuosi Marco Boschini, raccontano le esperienze di successo di due piccoli centri.

Ne La Padania dell’integrazione, Raul Daoli, per dieci anni sindaco di Novellara, il comune nel reggiano dove la percentuale di stranieri raggiunge il 15% della popolazione e dove ha sede il primo tempio sikh in Italia, ha deciso di investire tutto nell’educazione. Dando vita a progetti che coinvolgessero tanto i bambini quanto i loro genitori nelle attività scolastiche, con iniziative culturali che vanno dal Festival Uguali Diversi al percorso Genitori Efficaci e al Progetto Cultivar e costruendo una solida rete di relazioni sociali, questa amministrazione ha compreso che l’integrazione parte dai bambini e, soprattutto, dalla loro istruzione, poiché «superando barriere e pregiudizi che ostacolano la creazione di una società multiculturale, si agisce, nella società di oggi, per costruire, nel presente, la società futura, i cittadini del domani». Senza dare fondo alla casse comunali e, anzi, creando futura competitività economica.

La valle accogliente racconta invece l’esperienza di Malegno, comune di 2000 abitanti in provincia di Brescia, dove dal 2011 l’amministrazione e la Cooperativa K-pax hanno dato vita a un progetto di microaccoglienza diffusa. Nato inizialmente per accogliere 116 persone fuggite dall’Africa e precedentemente inserite in un fallimentare programma di accoglienza, questo progetto condiviso ha permesso di impiegare i 116 ragazzi in diverse attività: dalla cura del verde pubblico, all’agricoltura, fino dei veri e propri stage di lavoro. Grazie a queste esperienze, i comuni e la cooperativa hanno trasformato quello che avrebbe dovuto essere un «peso» e «problema» in una risorsa, restituendo nel contempo dignità e salute a coloro che l’avevano persa. Un risultato ottenuto senza gravare sulle casse comunali, ma attingendo invece da fondi europei dedicati e in collaborazione con altre realtà private impegnate nel sociale. Come ha ricordato Paolo Erba, giovane sindaco di Malegno tra gli autori del libro, in un recente intervista: «L'accoglienza diffusa è il modo più economico per fare accoglienza».

 La ricetta del sindaco è semplice: microaccoglienza. Attraverso una collaborazione tra il comune, i privati che mettono a disposizione case sfitte e cooperative. Nel periodo di permanenza agli immigrati viene insegnato l'italiano, affidata qualche mansione e chi decide di restare, la possibilità di un lavoro.  Il modello venne sperimentato la prima volta nel 2011 quando alcuni pullman scaricano in alberghi della Valcamonica un centinaio di profughi in ciabatte e pantaloncini. «Il mio predecessore capì che lì sarebbero stato abbandonati chissà per quanto e decise di chiamare a raccolta gli altri sindaci del territorio proponendo di creare una rete attraverso una cooperativa - racconta il sindaco - La prima cosa fu trovare indumenti caldi visto che si andava verso l'inverno, poi ci dividemmo i profughi in base alle possibilità del comune e al numero dei suoi abitanti». A Malegno in questi anni ne sono passati diverse decine. Si fermano per un pò, poi appena possono vanno via. «Il popolo camuno è un popolo che da sempre mette l'ospitalità al primo posto, è generoso - dice ancora il sindaco - mi meraviglia quello che sostiene Maroni, ma voglio pensare che sia dettato anche dal clima elettorale». 

 

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