Apre Biennale Antiquariato, piccola città d'arte

32 espositori in mostra pensata per avvicinare pubblico a opere

  • Decima edizione della Biennale Internazionale dell'Antiquariato di Roma
  • L'architetto Giuliano Muzzi firma per la seconda volta l'allestimento della Biennale Antiquariato
  • Decima edizione della Biennale Internazionale dell'Antiquariato di Roma
  • Decima edizione della Biennale Internazionale dell'Antiquariato di Roma
  • Decima edizione della Biennale Internazionale dell'Antiquariato di Roma
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ROMA - Non solo una mostra-mercato, ma quasi una piccola città d'arte dentro la città dei capolavori più celebri al mondo. Apre così oggi la X Biennale Internazionale di Antiquariato di Roma, fino al 3 ottobre nei grandi saloni di Palazzo Venezia, che per l'occasione riapre anche l'antico ingresso sulla piazza.
Una galleria di salotti d'arte, che quest'anno raccoglie 32 antiquari italiani e stranieri, in 940 metri quadri di esposizione con opere che vanno dalla più drammatica Salomè del Battistello alle donne di Boldini e poi Carracci, Panini, la scuola caravaggesca, preziosi arredi Luigi XVI, i Concetti Spaziali di Fontana, le Linee Andamentali di Giacomo Balla, la Muffa di Burri.
Quest'anno però ''vuole essere un'esperienza più immersiva di una semplice mostra mercato'', racconta all'ANSA, Giuliano Muzzi, giovanissimo architetto, che per la seconda volta firma l'allestimento della Biennale. ''Siamo partiti dall'idea di creare un museo nel museo - spiega - non solo per la bellezza e l'importanza dei pezzi esposti, ma per una diversa esperienza della fruizione, che porti il visitatore ad avvicinare le opere d'arte''. Niente stand a pettine, quindi, ma vere e proprie ''stanze da attraversare una dopo l'altra, anzi - prosegue - quasi uno spazio urbano, che ricorda la Roma del Medioevo, quando si passava da una casa all'altra da una bottega a quella successiva'', con un percorso, si, ma anche con vere e proprie ''piazze'' dove fermarsi e sulle quali si affacciano le ''botteghe''. Sull'ingresso, il nome dell'antiquario come fosse un campanello cui bussare. ''Una volta dentro - prosegue Muzzi - è come ritrovarsi ospiti nel prezioso salotto di un amico. Il visitatore immagina subito come sarebbero certi arredi nella propria casa'', tra i candelabri con satiri dorati che si specchiano nei soffitti a cassettone dell'Appartamento Barbo di Palazzo Venezia e le tempere con le pubblicità delle caramelle di Alessandro Terzi tra gli affreschi della Sala del Mappamondo. A volte, quasi viene voglia di accomodarsi, tra bellissime pastiche cinesi dipinte a mano e quelle coppe rifinite in bronzo dorato sul tavolo Thomire di fine '700, che, dicono dall'antiquario Steinitz, ''tanto piacevano a Maria Antonietta''. E poi ecco un'infilata che corre nei secoli e nei gusti tra le antichità romane di Valerio Turchi e il cavallo cubista datato 1920 della Galleria Carlo Virgilio; l'essenzialità del Crocifisso duecentesco di Giovanni da Rimini portato da Moretti a cospetto dei preziosi piatti in argento appartenuti nientemeno che allo zar Alessandro II di Russia, da Dario Ghio. Ma non solo antichità. Si arriva fino a Balla, Fontana, il cubismo pieno. E l'opera più recente: Echo, tavolo in acciaio brunito a tiratura limitata a 10 copie, disegnato per la Biennale proprio da Muzzi. Ispirato al principio antropico di Carter, è realizzato tutto a mano a partire da un'unica ellissi che si piega e scompone in spazi differenti. ''Proprio come l'eco, qualcosa che torna, ma sempre diversa''.

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