Il 'bello' del caso Weinstein: nel mondo 'Mai più in silenzio' sulle molestie

Dal #MeToo al manifesto delle artiste milioni di donne trovano il coraggio di raccontare abusi sul lavoro

  • Abuse of Power Comes As No Surprise
  • Alyssa Milano ha rilanciato l'hashtag #Metoo The power of three (or more).	(Reuters/Carlo Allegri)
  • L'attivista Tarana Burke e Alyssa Milano in una combo di The Source
  • Alyssa Milano ha rilanciato l'hasthag MeToo
  • WEINSTEIN: #METOO DILAGA SUI SOCIAL, MODA ROMPE SILENZIO

Il caso Weinstein, al di là della gravità della storia, ha avuto un effetto positivo insperato. Migliaia e migliaia di donne, sull'onda di quanto accaduto anche ad attrici molto note, hanno avuto il coraggio di tirar fuori la loro storia di molestie sessuali subite nella vita professionale e in tutti gli ambienti di lavoro. Dietro l'hasthag #MeToo , la campagna online che sta dilagando sui social network di tutto il mondo, un numero infinito di persone, oltre sei milioni su Twitter e Facebook hanno deciso di rendere nota la loro storia di abusi e molestie subite in silenzio e condividerle.

Non è certo il predatore seriale Harvey Weinstein il primo (nè purtroppo l'ultimo) dei potenti di ogni livello che hanno usato l'arma del ricatto sessuale e dell'abuso di posizione dominante. Le storie di avances pesanti accompagnano la vita delle donne, in tutte le latitudini e in tutti i livelli sociali, sempre con episodi di ricatto, di predominanza. 

Così mentre l'hashtag #Metoo riproposto da Alyssa Milano è nuovo per celebrità come Lady Gaga, Rosario Dawson e molte altre, Me Too in realtà è iniziato 10 anni fa. Non con il tweet di una star, ma dall'idea dell’attivista Tarana Burke. E in Francia, sull'onda del nuovo #Metoo un altro hashtag sta coinvolgendo tante donne nel rendere pubbliche le violenze subite #balancetonporc , mentre in Italia è #quellavoltache, in Spagna #YoTambien.

Oltre al mondo del cinema l'onda della denuncia delle molestie ha fatto venire a galla quello che accade in tanti altri ambienti di lavoro dalla Camera dei comuni in Inghilterra colpita da uno scandalo che sta mettendo in crisi il governo May : aumentano i sospetti di abusi a carico di deputati - alcuni con incarichi di governo - che avrebbero agito indisturbati nel palazzo della politica britannica prendendo di mira segretarie e stagiste. Theresa May ha proposto una serie di misure per introdurre la tolleranza zero contro questi casi, ad esempio rendendo più facile per i funzionari la segnalazione degli abusi subiti rivolgendosi ad un servizio indipendente pensato ad hoc.

Le ramificazioni del caso Harvey Weinstein si estendono anche al mondo dell'arte, oltre duemila artiste, galleriste, artiste, critiche e curatrici di musei hanno firmato una lettera-manifesto di protesta. Nei giorni scorsi Knight Landesman, editore della influente rivista Artforum, si e' dimesso dopo esser stato accusato di molestie sessuali: le firmatrici della lettera hanno preso punto da questo episodio per denunciare anni di aggressioni e avance non volute, minacce, marginalizzazioni sul luogo di lavoro, intimidazioni da parte di chi ha il potere di controllare l'accesso alle risorse e le opportunità di carriera". "E' ora di dire basta", scrivono l'artista multimediale e vedova di Lou Reed, Laurie Anderson, la fotografa Cindy Sherman, e poi Lynn Nottage, Phyllida Barlow, Dominique Gonzalez-Foerster, Tania Bruguera e Jenny Holzer, quest'ultima che ha autorizzato il gruppo a riprodurre il testo del suo lavoro: "Abuse of Power Comes As No Surprise", l'abuso di potere non e' una sorpresa. La lettera ha dato vita a una campagna sui social media all'insegna del "Not Surprised" (LEGGI IL TESTO"E' il passo iniziale", ha spiegato Ruba Katrib, una curatrice di MoMA PS1: "Ora finalmente si comprende che c'e' un problema vero che coinvolge una larga percentuale di persone che lavorano nel mondo dell'arte contemporanea".

La Burke, fondatrice dell'organizzazione giovanile Just Be Inc., ha creato la campagna nel 2007, molto prima che gli hashtag esistessero. La quarantaquattrenne ha dichiarato di avere creato il binomio per descrivere un movimento, intento a raggiungere e sostenere le donne residenti in comunità sfavorite che avevano subito assalti sessuali.

"Non ho creato Me Too perché diventasse una campagna virale o un hashtag, che oggi ci sono e domani saranno dimenticati” ha spiegato lei. "Si tratta di un dialogo fra persone sopravvissute, affinché le vittime di abusi sessuali capiscano di non essere sole”.

"Quello che sta succedendo è potente, perché tutti si possono immedesimare” ha commentato la donna.

 

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