Rose, marmo e silenzio, compie 300 anni il cimitero acattolico di Roma

Tra le tombe di Keats e Gramsci, una storia sconosciuta

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Già angolo magico e sorprendentemente silenzioso in cui passeggiare, nonostante si trovi affianco ad una delle piazze più trafficate di Roma, il cimitero acattolico di Roma sorge ai piedi della Piramide Cestia e questo anno compie 300 anni. Poco noto ai romani che lo confondono perfino con il vicino cimitero di Guerra del Commonwealth e lo chiamano in molti modi diversi (da cimitero degli Inglesi, a cimitero dei protestanti a cimitero del Testaccio, o degli artisti e dei poeti), meriterebbe più attenzione. Arriva ora l’occasione: per la ricorrenza è stata allestita una mostra, «Ai piedi della Piramide: i 300 anni del Cimitero per gli stranieri a Roma» dedicata alla storia di questo luogo di straordinaria bellezza ed intensità. (di Agnese Ferrara)
Col patrocinio di 15 ambasciate che amministrano il cimitero, l’evento dal 23 settembre al 13 novembre alla Casa di Goethe in via del Corso ripercorre 3 secoli di vita del cimitero raccontati attraverso gli occhi degli artisti provenienti da nove diversi paesi europei e dagli Stati Uniti. Altissimi cipressi, emozionanti e toccanti lapidi, vedute aperte o spicchi di cielo luminoso tipico della città, viali e scorci del giardino, spesso con la Piramide come sfondo, dipinti da artisti rinomati tra cui J.M.W. Turner, Jacques Sablet, Walter Crane, Jakob Philipp Hackert e Ettore Roesler Franz, Karl Friedrich Schinkel e Edvard Munch. Esposte anche alcune rare raffigurazioni delle cerimonie funebri notturne (era vietato eseguirle di giorno per chi non era cattolico) che raccontano le condizioni particolari delle sepolture dei protestanti a Roma.
“Il cimitero più bello e solenne che abbia mai visto” disse il poeta Percy Bysshe Shelley, che qui riposa, insieme a molti altri stranieri non cattolici, morti a Roma. Come spesso succede, l'intento di allontanare i 'diversi' alla lunga fallisce e il cimitero è diventato nei secoli un luogo monumentale e magnifico, molto meno triste di tanti altri campisanti della città.


Tra le tombe più celebri, alcune progettate da artisti come Giovanni Battista Piranesi e Bertel Thorvaldsen, ci sono quelle di John Keats e Percy Bysshe Shelley, di August von Goethe (figlio del grande poeta) e del poeta “beat” Gregory Corso. Tra gli italiani Dario Bellezza, Carlo Emilio Gadda e Antonio Gramsci, la cui tomba spoglia richiama l’attenzione di molti visitatori.
La prima lapide, nel 1738, fu per uno studente di Oxford caduto da cavallo. L’area fu messa in realtà a disposizione nel 1716 da Papa Clemente XI e servì dapprima come luogo di inumazione dei membri della corte degli Stuart, in esilio dall’Inghilterra, poi degli stranieri protestanti che non potevano trovare sepoltura entro le mura della città dell’epoca. La suggestiva scenografia ha da sempre attratto numerosi pittori, ma anche scrittori così diversi come Goethe, Henry James e Gabriele D’Annunzio.


Va detto che il cimitero non riceve alcun finanziamento pubblico e viene mantenuto esclusivamente con donazioni private (maggiori informazioni su www.cemeteryrome.it). E' grazie a queste donazioni che, in occasione della ricorrenza, sono stati perciò portati a termine anche importanti restauri all’interno del cimitero stesso, con il contributo di numerosi ‘Amici’ del cimitero, inclusa la famiglia Bulgari che ha forti legami con questo luogo. Oltre ai restauratori Gianfranco Malorgio e Sara Toscan, che operano da anni del settore dei beni culturali e che hanno appena ultimato il restauro del monumento che adorna le ceneri di Antonio Gramsci. Il poeta Alessandro S. Dall’Oglio ha donato invece una "rosa di marmo", che si ispira ad una lirica scritta dalla stesso poeta, appositamente realizzata come simbolo anche poetico delle anime e delle storie che qui rivivono.

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