Dakota Fanning, gli abusi ad Hollywood? Parlarne per fermarli

Interprete Please stand by, crescere su set esperienza preziosa

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(di Francesca Pierleoni)  - Educata, incuriosita e sobriamente sorridente, lucida e attenta nelle sue risposte: Dakota Fanning, 23 anni, capelli biondi sulle spalle, vestito e scarpe rosa acceso, anche con i giornalisti dimostra subito la grande professionalità acquisita in una carriera già lunga 18 anni. Ha debuttato infatti a cinque anni, nel 1999, sui set pubblicitari, per poi diventare una delle più richieste baby attrici di Hollywood. E' alla Festa del Cinema di Roma, con Please stand by di Ben Lewin presentato da Alice nella città, nel quale offre una delle sue prove più mature nei panni di Wendy, una ragazza autistica con alte capacità cognitive, aspirante sceneggiatrice e amante di Star Trek, che si mette in viaggio da sola verso Los Angeles per realizzare un sogno. Dakota, oggi alla Festa del cinema di Roma anche protagonista di una masterclass, è la sorella maggiore di Elle Fanning, classe 1998, che come lei è attrice. Crescere sui set ''non va visto per forza come qualcosa di negativo, certo non lo è stato per me - dice -. E' una vita che mi ha arricchito, mettendomi a contatto, molto giovane, con persone e culture diverse, come quando ho passato a 9 anni cinque mesi a Mexico City o a 14 anni tre mesi a Hong Kong. Il mio equilibrio lo mantengo con amici dentro e fuori da quest'ambiente, e la mia famiglia. Non penso di essere speciale, vivo semplicemente la mia vita''. Anche da bambina non ha mai preso alla leggera recitare: ''Ho sempre saputo che era un lavoro, per quanto divertente, ne sentivo la responsabilità. Anche se assomigliando 'al fare finta di' mantiene anche oggi un aspetto di gioco, è un po' come se per lavorare giocassi. Cerco anche di preservarne l'aspetto istintivo. Però non mi perdo nei personaggi. Alla fine di ogni scena torno me stessa''.

Ogni ruolo, per lei è una sfida ed è stato così anche con Please Stand by. Per prepararsi a interpretare Wendy ''ho incontrato alcuni ragazzi affetti da autismo ad alto funzionamento (la forma del disturbo nella quale si mantengono le proprie capacità cognitive): vedi la loro vita, i loro trionfi, e capisci che ognuno di loro è differente dagli altri. Ho lavorato sul personaggio puntando su questa unicità. In Wendy l'autismo è solo un piccolo aspetto della sua personalità''. Oggi per molti aspetti, aggiunge il regista Ben Lewin, già autore di The sessions, ''le storie maschili e soprattutto quelle sulla ribellione maschile, sono già state raccontate. Trovo più interessante raccontare quelle delle donne, per me è un viaggio di scoperta. Lavorare con attrici come Dakota apre ancora di più la prospettiva. Trovo le donne più affascinanti e originali e come interpreti sono più intense e autentiche''. Presto vedremo Dakota Fanning anche in Ocean's eight, reboot all star al femminile (tra le altre interpreti Cate Blanchett, Helena Bonham Carter, Anne Hathaway, Sandra Bullock) di Ocean's Eleven, e nella nuova serie ideata da Cary Fukunaga (True Detective), The alienist, ambientata nel 1896, che racconta la caccia a un serial killer di ragazzi che si prostituiscono. Inoltre dovrebbe essere la protagonista del debutto alla regia di Kirsten Dunst, The bell Jar, tratto dal romanzo di Sylvia Platt: ''Quello con Kirsten è un progetto ancora in sviluppo - spiega -. Amo il senso di sorellanza che nasce lavorando con le registe, ma mi piace molto anche lavorare con registi come Ben''. Cosa pensa dello scandalo delle molestie a Hollywood? ''E' un fenomeno che investe molti altri campi. E' fondamentale parlarne, per riuscire a fermarlo. Certo è incredibile vedere quante voci si stanno alzando per denunciare e quanto appoggio queste persone stiano ricevendo''. Bisogna ''continuare a battersi per l'uguaglianza e sono contenta di vivere in un momento storico nel quale la società affronti questi temi. Mi incoraggia sempre di più a fare il mio percorso e a sostenere quello delle altre donne''

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